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La riforma del governo potrebbe concludersi con un "nulla di fatto". Né la presidenza della Confederazione per due anni, né un Consiglio federale composto di 9 membri (come chiesto da due iniziative cantonali ticinesi) hanno oggi riscosso i favori del Nazionale. La parola spetta ora agli Stati.

La Camera del popolo si è mostrata poco entusiasta della proposta del Consiglio federale di prolungare a due anni la durata della presidenza della Confederazione. Con 113 voti contro 67, il Nazionale ha seguito il parere della commissione delle istituzioni politiche che invitava a non entrare in materia su questo argomento.

Nemmeno l'idea di aumentare il numero dei consiglieri federali da 7 a 9 ha convinto più di quel tanto: con 96 voti contro 76 e 2 astenuti, il Nazionale ha infatti respinto due iniziative cantonali ticinesi in tal senso, sostenute in aula da Marco Romano (PPD/TI).

Secondo il deputato ticinese, "l'assenza da quasi 13 anni in governo di un rappresentate della Svizzera italiana impone una riflessione". Per Romano, l'odierno Consiglio federale "non rispecchia una Svizzera federale". "Nove consiglieri federale - ha aggiunto - rappresenteranno la Svizzera più compiutamente nella sua varietà linguistica, culturale e regionale".

Oltre a un governo di 9 membri, uno dei due testi chiede di limitare a due il numero dei consiglieri federali provenienti da una stessa regione. Per la maggioranza, un aumento del numero dei ministri indebolirebbe ulteriormente la capacità di condotta del Consiglio federale. Ed è stata questa opinione a spuntarla.

Alla fine, la riforma del governo rischia quindi di limitarsi a un aumento del numero di segretari di Stato e ad alcune disposizioni volte a migliorare il coordinamento del lavoro governativo. Su questi aspetti, il Nazionale si pronuncerà mercoledì.

Dal canto suo, il popolo avrà la possibilità di esprimersi su un'altra proposta: l'elezione del Consiglio federale da parte del popolo. L'UDC ha infatti depositato un'iniziativa popolare in questo senso.

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SDA-ATS