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Il Consiglio federale dovrà valutare i costi per l'economia svizzera di un'eventuale denuncia degli accordi bilaterali I con l'UE, che verrebbero a cadere se venisse disdetto l'Accordo di libera circolazione.

Il Consiglio nazionale, con 125 voti a favore e 66 contrari, ha accolto un postulato in questo senso di Fabio Regazzi (PPD).

I tentativi di rinegoziare l'Accordo di libera circolazione, a seguito del sì popolare all'iniziativa "contro l'immigrazione di massa", non sembrano essere fruttuosi, ha sottolineato il deputato ticinese. A causa della "clausola ghigliottina", se dovesse essere disdetta la libera circolazione potrebbero decadere anche gli altri sei accordi del 1999. È pure possibile che l'UE disdica anche gli accordi di Schengen e di Dublino e quelli riguardanti la formazione.

Per valutare le possibili opzioni che si offriranno alla Svizzera è necessario conoscere il valore, diretto e indiretto, che gli accordi bilaterali con l'UE rappresentano per la nostra economia, ha aggiunto Regazzi. A suo avviso una simile valutazione è importante anche in vista della votazione sull'iniziativa popolare "Fuori dal vicolo cieco" (Raus aus der Sackgasse, RASA) che chiede l'abrogazione dell'articolo costituzionale introdotto con la votazione del 9 febbraio 2014.

Il ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann ha reso noto che il Consiglio federale ha già commissionato studi agli istituti Bak Basel ed Ecoplan. Queste ricerche serviranno per rispondere al postulato, senza bisogno di ulteriori studi, ha precisato il consigliere federale aggiungendo che le analisi dimostrano che i costi di un'eventuale disdetta dei bilaterali sarebbero ingenti.

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SDA-ATS