Va ritirato il passaporto ai cittadini svizzeri condannati per pedofilia. Lo chiede il Consiglio nazionale che oggi ha approvato, con 86 voti contro 68 e 21 astenuti, una mozione in tal senso di Fabio Regazzi (PPD/TI).

Nel presentare il suo atto parlamentare, il ticinese ha riconosciuto che "si tratta di una misura di restrizione della libertà personale molto incisiva", ma questa è "del tutto giustificata dalla gravità del reato in questione e soprattutto per tutelare le potenziali giovani vittime".

Questa misura, seppur non sarebbe la panacea di tutti i mali, "rappresenterebbe un gesto concreto della Svizzera per contrastare turismo del sesso", ha sostenuto il ticinese. Anche dalla Svizzera ogni anno diversi pedofili partono all'estero per soddisfare le proprie perversioni sessuali, ha ricordato Regazzi.

Il divieto di viaggiare e il ritiro del passaporto sono misure già previste dal Codice penale, ha replicato la consigliera federale Karin Keller-Sutter. La prassi attuale, ossia la valutazione caso per caso, permette inoltre il rispetto del principio di proporzionalità, ha aggiunto la ministra di giustizia e polizia.

Chi commette reati di pedofilia in territorio straniero può inoltre già oggi essere punito al suo rientro in Svizzera. Il fatto di recarsi all'estero non garantisce dunque in alcun modo l'impunità, ha affermato, invano, Keller-Sutter.

L'atto parlamentare passa ora al Consiglio degli Stati.

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