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Svizzera e Italia devono scambiarsi informazioni su richiesta in ambito fiscale. È quanto prevede il Protocollo di modifica della Convenzione di doppia imposizione siglato tra i due Paesi secondo gli standard dell'OCSE approvato oggi dal Consiglio nazionale.

Il testo è passato per 129 voti a 13 e 39 astenuti. Il dossier va agli Stati. Tra i Ticinesi Roberta Pantani e Lorenzo Quadri della Lega nonché Marco Chiesa dell'UDC si sono detti contrari. A favore hanno votato Marina Carobbio (PS), Giovanni Merlini e Ignazio Cassis (PLR), astenuti i PPD Marco Romano e Fabio Regazzi.

Il Protocollo dovrebbe contribuire a migliorare le relazioni economiche bilaterali, deterioratesi nel corso degli ultimi anni. La modifica della convenzione agevolerà la regolarizzazione degli averi depositati da clienti italiani nelle banche elvetiche nell'ambito del programma di denuncia spontanea attuato dal Parlamento italiano.

Stando alla consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, fino al 5 di novembre le autorità fiscali della Penisola hanno ricevuto 80 mila richieste di regolarizzazione. Si stima che l'85% riguardi clienti italiani con conti in Svizzera, ha aggiunto.

A nome della commissione, Ada Marra (PS/VD) ha sottolineato le difficoltà che hanno punteggiato i negoziati tra Roma e Berna sulle questioni fiscali negli ultimi anni. Vi sono aspetti non ancora risolti, ha ricordato.

Le trattative con l'Italia in merito all'imposizione dei frontalieri, per esempio, sono state ritardate dall'obbligo introdotto dal Canton Ticino, e in particolare dal capo del dipartimento di questo cantone in carica del dossier (Norman Gobbi, n.d.r), di richiedere l'estratto del casellario giudiziale per questi ultimi, obbligo che viola l'accordo sulla libera circolazione delle persone.

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SDA-ATS