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La Confederazione dovrebbe vagliare un eventuale intervento per assicurare un'armonizzazione della presa a carico medica di casi di violenza domestica. Con 98 voti contro 90, il Consiglio nazionale ha accettato oggi un postulato sul tema del PS.

Il numero di vittime di violenza domestica non smette di aumentare. Nel 2014 si sono registrati 15'600 casi, ha sottolineato Cesla Amarelle (PS/VD).

In questo contesto i medici giocano un ruolo chiave nel procurare aiuto. La socialista ha portato l'esempio del Centro ospedaliero universitario vodese (CHUV), dove è stata allestita un'unità che assicura la presa a carico globale delle vittime di violenza. Tramite riscontri medici di colpi e ferite, permette loro di far meglio valere i propri diritti.

La situazione varia fortemente da un Cantone all'altro. La Confederazione dovrebbe quindi assicurare un minimo di eguaglianza di trattamento per l'accesso alle prestazioni. Il postulato chiede un'analisi della situazione e se necessario una regolamentazione nazionale.

L'UDC si è dimostrata scettica. Una normativa nazionale non farebbe che gonfiare gli effettivi dell'amministrazione federale, ha criticato lo zurighese Toni Bortoluzzi. A suo dire, non è compito della Confederazione intervenire, poiché i Cantoni conoscono molto meglio la situazione sul rispettivo territorio. La Sommaruga ha però replicato che in questo ambito le competenze sono condivise.

La Camera del popolo ha anche accettato, con 133 voti contro 52, un postulato di Yvonne Feri (PS/AG) che chiede un rapporto sulla gestione delle minacce di violenza domestica. Si tratterà in particolare di superare gli ostacoli allo scambio di dati presenti nel diritto federale.

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SDA-ATS