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Quando un aggressore esce di prigione, beneficia di un congedo o fugge dal carcere, la vittima deve esserne informata. È quanto prevede la revisione della Legge concernente l'aiuto alle vittime di reato (LAV), frutto di un'iniziativa parlamentare di Susanne Leutenegger-Oberholzer (PS/BL), approvata oggi dal Consiglio nazionale per 166 voti a 8 e 9 astenuti. Il dossier va al Consiglio degli Stati.

Questo atto parlamentare si prefigge di completare i diritti delle vittime nei procedimenti penali. Concretamente, secondo la consigliera nazionale socialista, la LAV deve prevedere che la vittima sia informata dalle autorità anche sull'esecuzione della pena per il colpevole e su importanti decisioni riguardanti la stessa (se il condannato esce di prigione per un permesso o per una liberazione anticipata per esempio).

Tutti i gruppi si sono detti d'accordo sugli obiettivi della legge: l'entrata in materia non è stata contestata. Differenze si sono tuttavia palesate su alcuni aspetti particolari, come la cerchia di persone che ha il diritto ad essere informata.

Su questo aspetto, la consigliera federale Simonetta Sommaruga avrebbe voluto limitare questa possibilità alla vittima e ai parenti che si sono costituti parte civile.

La maggioranza del plenum, seguendo la raccomandazione della propria commissione preparatoria, ha deciso invece per 127 voti a 57 di estendere la cerchia degli aventi diritto ai parenti - senza condizioni - e ai terzi con un interesse degno di protezione.

Per la ministra di giustizia e polizia, la formulazione di "persona terza" è troppo vaga ed estende eccessivamente la cerchia di coloro che possono chiedere ragguagli su un condannato.

Susanne Leutenegger-Oberholzer (PS/BL) ha tuttavia spiegato che si tratta di proteggere soprattutto i testimoni, i quali hanno tutto il diritto di provare timore se la persona contro cui hanno deposto è stata liberata o gode della condizionale.

Le proposte di minoranza formulate da PLR e Verdi che domandavano di attenersi alla versione del governo o di limitare il diritto d'informazione solo in caso di persone condannate a pene privative della libertà sono state respinte.

Il plenum ha poi deciso che l'informazione può essere negata solo se quest'ultima dovesse esporre il condannato a un "pericolo serio". Bocciata per 103 voti a 80 una proposta di minoranza più blanda, difesa da PLR e Verdi e in linea col Consiglio federale, secondo cui un diniego d'informazione avrebbe potuto giustificarsi solo in presenza "di un interesse preponderante del condannato".

SDA-ATS