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ZURIGO - Dopo un 2009 stagnante, tempi più duri attendono quest'anno il commercio al dettaglio in Svizzera. È quanto indica lo studio elaborato dal Credit Suisse "Retail Outlook 2010", secondo cui questo settore dovrebbe soffrire una flessione dei ricavi dovuta tra l'altro all'aumento della disoccupazione e alla diminuzione dell'immigrazione, due fenomeni conseguenza dalla crisi economica attuale.
Gli esperti della seconda maggiore banca elvetica prevedono per l'anno in corso un calo dello 0,5% del fatturato. Le prospettive degli economisti - che parlano di fine degli anni d'oro per il settore - si scontrano con l'ottimismo che circola tra gli addetti ai lavori.
I consumi non subiranno un tracollo dall'oggi al domani, ma il contesto attuale è senz'altro più duro. A deprimere il morale dei consumatori ci penserà la disoccupazione, il modesto aumento dei salari per il 2010 e l'incremento dei premi della cassa malattia, tutti elementi che peseranno sui bilanci delle famiglie. Nel periodo in rassegna dovrebbero inoltre diminuire gli impulsi positivi derivanti dall'arrivo massiccio in Svizzera di manodopera straniera negli anni scorsi.
A patire della situazione saranno in particolare beni come vestiti, mobili, gioielli e orologi. Gli esperti parlano di vendite stagnanti nel settore alimentare, dal momento che i consumatori faranno molta più attenzione ai prezzi. Nonostante queste prospettive negative, i negozi situati in stazioni di servizio o ubicati in luoghi frequentati potrebbero approfittare della situazione.
I minori introiti avranno di riflesso conseguenze negative sull'impiego nel settore del commercio al dettaglio. Se nel 2009 a causa della razionalizzazione si è stimato un calo del 1%, nel 2010 tale quota dovrebbe raggiungere il 2,5%.

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SDA-ATS