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Commercio estero crolla in aprile, export -12% e import -22%

Gli effetti si sono fatti sentire in tutta la Svizzera. KEYSTONE/GAETAN BALLY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 26 maggio 2020 - 09:00
(Keystone-ATS)

Crollo da record in aprile per il commercio estero svizzero, pesantemente colpito dalla crisi del Covid, che ha imposto il confinamento in vari paesi: rispetto a marzo le esportazioni sono scese (al netto degli effetti stagionali) del 12%, le importazioni del 22%.

Si tratta in entrambi i casi delle riduzioni mensili più forti registrate negli ultimi decenni, ha indicato l'Amministrazione federale delle dogane (AFD) in un comunicato odierno. L'export si è attestato a 16,7 miliardi, l'import a 12,4 miliardi. La bilancia commerciale ha quindi chiuso con un'eccedenza - pure questa da primato - di 4,3 miliardi di franchi.

Le contrazioni indicate (per la precisione: -11,7% e -21,9%) sono in termini nominali: in termini reali (cioè corrette dell'effetto dei prezzi) si sono attestate rispettivamente a -10,0% e -17,8%. Per quanto riguarda l'export, si è di fronte al più forte calo destagionalizzato mai registrato, sottolinea l'AFD. Sul fronte delle importazioni si torna invece ai livelli del luglio 2005.

Tutti i settori d'esportazione presentano flessioni, in parte assai rilevanti. I più colpiti sono gioielli (-77%) e orologeria (-73%), che insieme hanno visto i volumi contrarsi di 1,6 miliardi di franchi. Il comparto chimico-farmaceutico segna -5% (pari a -520 milioni), dopo aver vissuto un marzo da incorniciare. La stessa contrazione viene mostrata dall'industria delle macchine (-5%), mentre il salasso è stato più forte nei rami degli strumenti di precisione (-18%) e in quello dei metalli (-13%).

A livello regionale, il crollo del made in Switzerland ha interessato in particolare il Nordamerica (-31%; ma in marzo vi era stato un +38%). In Europa la diminuzione è stata del 13%: le forniture verso Italia e Francia sono scese ai livelli più bassi da circa 20 anni (rispettivamente dall'aprile 2001 e dal gennaio 1998). Anche l'Asia va all'indietro (-8%), soprattutto a causa di Hong Kong e degli Emirati Arabi Uniti, mentre la Cina (+14%) - già fortemente toccata in marzo dal coronavirus - è in contro tendenza.

Sul fronte delle importazioni, il Nordamerica segna una diminuzione del 25%, l'Asia del 22% e l'Europa del 20%. L'afflusso di merci dal vecchio continente torna così ai livelli del maggio 2000; contrazioni marcate hanno interessato paesi come Francia (-41%), Italia (-28%), Austria (-22%), Germania (-21%) e Spagna (-18%).

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