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BERNA - I pareri divergono sulla necessità di revocare rapidamente la soppressione dell'"esame di coscienza" per l'ammissione al servizio civile. Contrariamente alla commissione di politica di sicurezza del Consiglio nazionale, quella degli Stati non ritiene necessario agire con urgenza.
All'origine del dibattito vi è il forte aumento delle richieste di servizio civile dall'introduzione, nell'aprile del 2009, della "prova dell'atto". Da allora, non è più necessario sottoporsi a un esame. Basta essere pronti a compiere un servizio civile 1,5 volte più lungo di quello militare.
Dai partiti borghesi sono così emerse richieste per un "ritorno alle origini". La commissione di politica di sicurezza del Nazionale ha dato seguito a due iniziative parlamentari. Una vuole reintrodurre l'esame di coscienza; l'altra impedire che le persone per le quali lo svolgimento del servizio militare non pone problemi di coscienza scelgano il servizio civile.
Il primo testo è stato chiaramente respinto dalla commissione degli Stati (8 voti senza opposizione); il secondo è stato bocciato di misura (5 voti contro 4). Come già aveva reso noto, la maggioranza intende rispettare il calendario proposto dal Consiglio federale.

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SDA-ATS