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Compleanno amaro per Luiz Inacio Lula da Silva, che proprio oggi festeggia 70 anni: ieri le imprese di uno dei figli, Luis Claudio, sono entrate nel mirino della polizia federale, impegnata a sventare una maxi-frode ai danni del fisco compiuta da decine di aziende.

Secondo indiscrezioni, l'ex capo di Stato (2003-2010) avrebbe responsabilizzato la sua sostituta e attuale presidente della Repubblica, Dilma Rousseff, per l'inasprimento delle indagini da parte della guardia di finanza: in nome della lotta alla corruzione - sarebbe il ragionamento di Lula - si rischia di distruggere il progetto politico portato avanti dal suo Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra), da 12 anni al potere.

In dichiarazioni riservate riportate dai media, Lula avrebbe affermato che la situazione ha "superato qualsiasi limite": secondo lui, accuse a carico suo o della sua famiglia sono presentate senza prove per indebolirlo politicamente in vista di una sua eventuale nuova candidatura alle presidenziali del 2018.

I sondaggi in effetti non sembrano favorirlo: proiezioni Ibope divulgate ieri mostrano che il 55% della popolazione non lo voterebbe "in nessun caso" se le elezioni fossero oggi.

Per molti analisti, il fatto che il raggio di azione degli inquirenti abbia da ultimo toccato l'ex presidente-operaio e il suo nucleo familiare contribuisce alla decadenza del 'mito Lula'.

Sfuggito allo scandalo del 'Mensalao' (la Tangentopoli verde-oro scoppiata nel 2005), che ha invece coinvolto direttamente esponenti storici del Pt, come José Dirceu e José Genoino, Lula è nel frattempo finito nei fascicoli dei pm su un doppio fronte: per presunto traffico di influenze illecite e come testimone nell'inchiesta sul vasto schema di tangenti scoperto all'interno del colosso statale del petrolio, Petrobras.

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SDA-ATS