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Compra i cimeli di Hitler e li dona agli ebrei

Un cappello a cilindro battuto all'asta in Germania. KEYSTONE/AP DPA/MATTHIAS BALK sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 25 novembre 2019 - 19:29
(Keystone-ATS)

Conclusione inaspettata per un'asta di cimeli appartenuti ad Hitler e al suo entourage. Gli oggetti sono stati acquistati da un imprenditore libanese residente in Svizzera, Abdallah Shatila, che ha deciso di consegnarli a un'organizzazione ebraica.

L'asta si è tenuta una settimana a Grasbrunn, nelle vicinanze di Monaco di Baviera, ed è stata accompagnata dalle forti proteste della comunità ebraica. L'imprenditore libanese, che li ha acquistati per un importo complessivo di 600 mila euro, ha deciso di uscire allo scoperto, spiegando di aver agito per impedire che "finissero in mani sbagliate".

"Un gesto nobile e commovente" ha commentato il rabbino Menachem Margolin, presidente dell'associazione dei rabbini europei. In precedenza si era impegnato invano per impedire che la casa di aste 'Hermann Historica' "facesse affari" con oggetti del genere.

Fra i cimeli battuti all'asta, lettere inviate da Hitler a gerarchi nazisti, un cappello a cilindro, una copia del Mein Kampf appartenuta a Hermann Goering, un portasigari d'argento, un posacenere, la macchina da scrivere utilizzata per la scrittura dei discorsi del Fuehrer, ed altro ancora.

Avendo appreso dell'appello del rabbino Margolin, Shatila - un imprenditore di hotel, immobili e ristoranti - ha deciso di mettersi in azione e molto discretamente ha fatto incetta. "Inizialmente volevo distruggere tutto. Via per sempre" ha detto alla stampa. "Poi invece ho deciso di regalarli agli ebrei. Loro più di chiunque altro hanno sofferto sotto Hitler, personificazione del Diavolo. Loro dovranno decidere che farne". "Ho voluto lanciare un monito alle future generazioni - ha aggiunto. - Non ci può essere alcuna differenza fra religioni, culture e colore della pelle".

Non appena gli saranno recapitati, Shatila consegnerà i cimeli alla organizzazione ebraica Keren ha-Yesod. "Può darsi che li manderemo al Museo della Shoah 'Yad Vashem' di Gerusalemme. Oppure forse decideremo di chiuderli per sempre in un locale" - ha anticipato il responsabile in Europa del Museo, Henry Levy.

La sorprendente iniziativa di Shatila ha intanto fatto breccia nella comunità ebraica in Germania, che negli ultimi mesi denuncia il moltiplicarsi di episodi di antisemitismo, sia da parte di elementi di estrema destra sia da musulmani. "Il nostro apprezzamento nei suoi confronti non conosce limiti", ha detto il rabbino Margolin. Anche in Israele l'evento ha avuto ampio risalto. Al libanese che lotta contro il neonazismo,, il quotidiano Maariv ha dedicato oggi la sua prima pagina.

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