Dallo scoppio della pandemia di coronavirus "i mercati emergenti hanno visto deflussi di capitali per oltre 100 miliardi di dollari, quasi il doppio (in relazione al Pil) rispetto a quelli sperimentati durante la crisi finanziaria globale".

Lo sottolinea il Fondo Monetario Internazionale in un capitolo del rapporto Global Financial Stability , appena diffuso, aggiungendo che se nelle ultime settimane "i flussi in uscita si sono ridotti, questa oscillazione drammatica sottolinea le sfide nella gestione di flussi di portafoglio volatili e i rischi che ciò può comportare per la stabilità finanziaria".

Il Fondo evidenzia come molti mercati emergenti hanno intensificato l'emissione di debito sovrano in valuta locale negli ultimi anni. A prima vista questo offre ai paesi una maggiore tutela contro episodi di volatilità delle valute nazionali o dall’irrigidimento delle condizioni finanziarie esterne. Tuttavia, osserva l’Fmi, "una maggiore partecipazione straniera ai mercati del debito li espone ai cambiamenti delle condizioni finanziarie globali attraverso il comportamento e le preferenze degli investitori stranieri, come l'attuale volatilità legata alla pandemia di COVID-19.

Durante i periodi di avversione al rischio è possibile che gli investitori stranieri riducano la loro esposizione e potrebbero non rinnovare posizioni in scadenza, innescando così deflussi", che potrebbero danneggiare i mercati obbligazionari.

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