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L'oppositore russo Alexei Navalni

KEYSTONE/AP Navalny's campaign pool/EVGENY FELDMAN

(sda-ats)

Il macigno che potrebbe impedire all'oppositore Alexiei Navalni di correre alle presidenziali russe del prossimo anno resta lì dov'è.

Il tribunale regionale di Kirov ha infatti confermato in appello la condanna a cinque anni con la condizionale inflitta al blogger anti-Putin lo scorso febbraio nel processo-bis del controverso caso KirovLes. Per Navalni potrebbe trattarsi di un duro colpo, per quanto di certo non inaspettato.

Lui però non si scompone: annuncia per bocca del suo avvocato di essere pronto a ricorrere alla Corte di Strasburgo, e continua a tirare dritto per la sua strada. Anche dopo l'aggressione della scorsa settimana in cui degli sconosciuti gli hanno gettato in faccia dell'antisettico verde facendogli perdere almeno momentaneamente - racconta lui sul suo blog - l'80% della vista dall'occhio destro.

Navalni sostiene che candidarsi è un suo diritto costituzionale e che solo a chi si trova dietro le sbarre è preclusa la possibilità di puntare alla poltrona presidenziale. Le autorità russe però non sembrano pensarla allo stesso modo.

Per il vice presidente della Commissione elettorale centrale, Nikolai Bulayev, è cosa certa: l'oppositore - dice - adesso "non ha il diritto di presentarsi alle elezioni e per ottenerlo deve ricorrere in tribunale". "Non c'è altro modo", assicura. Il reato che viene contestato a Navalni è quello di appropriazione indebita.

Il dissidente è accusato di aver orchestrato nel 2009 - quando era consigliere del governatore locale, Nikita Belikh - la vendita sottocosto di oltre 10 mila metri cubi di legname ai danni della ditta pubblica KirovLes per un valore di circa 500.000 dollari. Per lui si tratta solo di accuse di matrice politica, e di certo molti analisti nutrono seri dubbi sulla correttezza del processo. Navalni era già stato condannato per lo stesso caso nel 2013: sempre a cinque anni di reclusione (mitigati in appello dalla condizionale).

Ma nel febbraio dell'anno scorso la Corte europea per i diritti dell'Uomo ha giudicato iniquo il processo. La giustizia russa è quindi ripartita da zero: dal primo grado, come se nulla fosse avvenuto. Il risultato di oggi è però emblematicamente identico a quello di quattro anni fa. La condanna fermerà la corsa alla presidenza di Navalni? Secondo il suo braccio destro, Leonid Volkov, tutto dipende dalla capacità di convincere le autorità della necessità della candidatura dell'oppositore.

Anche altri osservatori ritengono che la palla sia adesso nel campo del Cremlino. Alle presidenziali, Putin è largamente il favorito: gli conviene davvero escludere un rivale che difficilmente potrà batterlo ma che - come ha dimostrato a fine marzo - è capace di trascinare in piazza migliaia e migliaia di russi?

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SDA-ATS