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Sembra aprirsi uno spiraglio nell'annosa vicenda che riguarda i bambini della Repubblica Democratica del Congo regolarmente adottati da famiglie di vari Paesi, ma bloccati nel paese africano dal 2013 per sospetti sulle procedure di adozione dalle autorità di Kinshasa.

Oggi il Governo della Rdc ha deciso che 69 di questi bambini potranno finalmente raggiungere i loro nuovi genitori: tra loro figurano statunitensi, italiani, belgi, canadesi, tedeschi, francesi, olandesi e svizzeri.

Sono più di due anni che le autorità di Kinshasa hanno bloccato i permessi di uscita dal Paese per i piccoli adottati all'estero, benché le procedure di adozione di questi bambini siano ormai definitive. I permessi di espatrio erano stati sospesi nel 2013 perché, secondo il Governo della Rdc, vi erano state irregolarità gravi nelle procedure. Una tragedia per le centinaia di famiglie in tutto il mondo che erano andate a prendere i loro figli e avevano invece dovuto "abbandonarli".

L'unica finestra in questi anni si era aperta nel maggio 2014, quando la Rdc aveva finalmente autorizzato la partenza per 31 bambini che, dopo molti contatti e trattative avviati dall'ex ministro italiano di origine congolese Cecile Kyenge e portati avanti dal Governo Renzi, il 28 maggio 2014 erano stati portati in Italia dal ministro Maria Elena Boschi.

Oggi il governo di Kinshasa ha comunicato che la revisione delle pratiche ha permesso di trovare "69 dossier in perfetto ordine e perciò i bambini avrebbero potuto essere autorizzati a partire" (già in passato). Via libera quindi a questo piccolo drappello, ma secondo il ministro della Giustizia congolese Alexis Thambwe Mwamba "tutte le altre pratiche di adozione (si tratterebbe di più di mille bambini, ndr) dovranno aspettare fino a quando verrà approvata la nuova legge sulle adozioni attualmente in discussione. Fino ad allora di questi casi non discuteremo più".

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SDA-ATS