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Il Consiglio centrale islamico della Svizzera (IZRS) si schiera in difesa del proprio membro Naim Cherni.

L'uomo, di nazionalità tedesca, è nel mirino del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) per un video in cui ha illustrato un suo viaggio nelle regioni siriane in conflitto.

L'IZRS è "sorpreso" per l'apertura del procedimento penale, ha affermato oggi a Berna di fronte ai media la segretaria generale Ferah Ulucay. L'obiettivo del filmato è dare la parola a critici dello Stato Islamico (Isis). Si tratta di un importante contributo al dibattito sull'Isis, ha specificato.

Nicolas Blancho, presidente dell'IZRS, ha accusato l'MPC di esagerare. Con la procedura il Ministero pubblico attacca frontalmente "gli islamisti pragmatici" e fa il gioco dell'Isis.

Il centro islamico è "una comunità islamica che, in nessun caso, viola o mette in dubbio la giurisdizione svizzera". L'IZRS si impegna per un "islam di centro" e combatte l'estremismo. Non ha alcun legame con Al-Qaida, né ideologico né strutturale, ha precisato Blancho.

Procedimento per film propaganda

Sabato era stata resa nota l'apertura del procedimento, avvenuta il 9 dicembre scorso con il sostegno di Fedpol. Alla persona interessata si contesta di aver illustrato il viaggio sotto forma di propaganda, senza prendere esplicitamente le distanze dalle attività di Al-Qaida in Siria, informava l'MPC.

In particolare l'imputato viene accusato di aver intervistato Abdallah al-Muhaysini, un membro del vertice dell'organizzazione jihadista Jaysh al-Fath ("Esercito della Conquista"), cui fa capo anche la branca siriana di Al-Qaida, Jabhat al-Nusra ("Fronte per il sostegno"). Il procedimento è stato avviato per sospetto di violazione dell'articolo 2 della legge federale che vieta i gruppi "Al Qaida" e "Stato islamico", così come le organizzazioni associate.

Naim Cherni era partito in ottobre per la Siria. A inizio dicembre a Winterthur l'IZRS aveva proiettato il filmato realizzato che contiene 38 minuti di intervista con Abdallah al-Muhaysini.

Pugnalata alle spalle

Lo stesso Naim Cherni ha affermato oggi di non riconoscere "assolutamente nessuna colpa". Non è la prima volta che è partito per la Siria per documentare la situazione sul posto. Questa volta - ha sostenuto - intendeva mostrare da una prospettiva interna e di più profonda convinzione islamica perché i ribelli combattono contro l'Isis.

L'intervista è nata in modo spontaneo, ha affermato. Averla realizzata non significa condividere le idee della persona interrogata. Non si tratta di propaganda ma di un documentario, si è difeso Cherni.

"Lo Stato Islamico è un problema non solo per l'occidente ma sopratutto per noi musulmani che portiamo il peso della sua esistenza", ha affermato Blancho. Il Consiglio si impegna a cercare rimedi contro il radicalismo. I giovani che si lasciano attirare dalla propaganda dell'Isis sono difficilmente ricettivi alle parole degli esperti locali di fede musulmana, ha spiegato. C'è piuttosto bisogno di "persone importanti e autentiche, che hanno vissuto sul posto e conoscono l'Isis dall'interno".

Secondo Cherni il film è dunque un importante contributo alla lotta contro lo Stato Islamico. Blancho lo ha invece definito "un efficace vaccino contro l'estremismo".

La reazione dell'MPC è una "pugnalata alle spalle", ha aggiunto Cherni. Le argomentazioni sono "particolarmente deboli e motivate politicamente". Cherni si aspetta che il procedimento venga presto archiviato.

La segretaria generale Ulucay ha sottolineato che i membri dell'IZRS si sono più volte distanziati dal terrorismo e dalla violenza. Nel filmato non è stato possibile distanziarsi esplicitamente da Al Qaida, poiché l'organizzazione non viene mai citata.

L'IZRS sostiene di contare attualmente 3500 membri. Ciò corrisponde all'1% dei musulmani che vivono in Svizzera.

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SDA-ATS