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Consiglio d'Europa: risoluzione contro i "paradisi fiscali"

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 aprile 2012 - 15:05
(Keystone-ATS)

Il Consiglio di Europa ha approvato oggi a grande maggioranza una risoluzione contro i cosiddetti "paradisi fiscali", in cui si chiede di aumentare la pressione nei confronti di paesi quali la Svizzera, che nel testo non viene però espressamente citata. Tutti i parlamentari svizzeri hanno espresso voto negativo.

Destinatari della risoluzione, che non ha valore vincolante, sono il Fondo monetario internazionale (FMI), l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e i singoli stati membri.

La Svizzera aderisce dal 1963 al Consiglio d'Europa, che in totale conta 47 nazioni. Il testo non la menziona a chiare lettere: fa però riferimento a un rapporto annesso, in cui la Confederazione - secondo l'indice sul segreto finanziario dell'organizzazione non governativa "tax justice network" - figura sul piano internazionale nettamente al primo posto, davanti alle isole Cayman, al Lussemburgo, a Hongkong e agli Stati Uniti.

Autore della risoluzione è il parlamentare belga Dirk Van der Maelen, socialdemocratico, secondo cui la frode e l'evasione fiscale hanno effetti catastrofici sulle finanze nazionali. Senza un sistema fiscale trasparente uno stato non può funzionare: niente buon governo, niente benessere e niente giustizia. Sulla base di cifre fornite da varie "ong" Van der Maelen ha calcolato che ogni anno i fondi neri esportati dai paesi poveri sono dieci volte superiori alle somme stanziate a loro favore a titolo di aiuto allo sviluppo.

All'ats il parlamentare belga ha detto che la risoluzione costituisce un'esortazione ai colleghi svizzeri affinché operino in modo attivo quali legislatori a favore della lotta all'evasione. È un elemento in più nell'ambito degli sforzi internazionali volti a ottenere giustizia fiscale, che un giorno sarà realtà: "è solo una questione di tempo".

La risoluzione non è piaciuta a Urs Schwaller (PPD), consigliere agli Stati friburghese, in quanto mette la Svizzera sullo stesso piano degli "stati canaglia", senza tenere in debita considerazione i passi intrapresi dalla Confederazione in materia di assistenza amministrativa, doppia imposizione, fondi neri depositati da dittatori e lotta al finanziamento del terrorismo.

Inopportuno anche il paragone tra capitali in fuga e segreto bancario, che protegge la sfera privata dei singoli. La richiesta di scambio automatico di informazioni, avanzata da Van der Maelen, è eccessiva, secondo Schwaller, che puntualizza: le cifre delle "ong" citate nel rapporto annesso sono poco trasparenti.

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