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Occorre ricordare i morti di Srebrenica.

KEYSTONE/AP/AMEL EMRIC

(sda-ats)

I leader politici serbi devono riconoscere pubblicamente che Srebrenica è stato un atto di genocidio e le autorità devono accelerare e concludere i processi per i crimini di guerra.

Sono due delle 21 raccomandazioni che l'Ecri, l'organo anti razzismo del Consiglio d'Europa, rivolge alla Serbia nel suo ultimo rapporto sul Paese, in cui sottolinea di essere "estremamente preoccupato per il continuo aumento del discorso d'odio che ricorda quello usato prima delle recenti guerre nella regione".

L'Ecri domanda quindi azioni risolute contro i tifosi razzisti "che contribuiscono a spargere l'odio". Denunciando che spesso i comportamenti razzisti dei tifosi non sono sanzionati, l'Ecri "chiede con forza che le autorità agiscano immediatamente per indagare, processare e condannare questi comportamenti e per vietare i club di tifosi razzisti". L'organo del Consiglio d'Europa ritiene inoltre indispensabile che il parlamento e il governo adottino codici di condotta che proibiscano l'uso del discorso d'odio, e che in caso di violazioni sia prevista la sospensione del mandato e altre sanzioni.

Nel rapporto l'Ecri domanda inoltre azioni risolute nei confronti dei media e a favore delle comunità Rom e Lgbt. "I media, scrive l'Ecri, continuano a dar conto dei discorsi d'odio di politici e altre figure pubbliche, amplificandone l'effetto e il linguaggio istigatorio usato dai media contribuisce a far aumentare le tensioni tra i gruppi etnici del Paese e della regione".

L'Ecri considera quindi indispensabile che le autorità inizino un'attività di formazione intensiva per i giornalisti sul codice etico e che rafforzino il sistema di auto regolazione dei media "che al momento non funziona in modo adeguato" perché il Consiglio della stampa "è troppo debole e i social media non prevengono e rimuovono i discorsi d'odio". Per quanto riguarda la comunità Rom l'Ecri afferma che questo gruppo "continua a essere vittima di atti di violenza". Inoltre l'organo del Consiglio d'Europa evidenzia che solo il 6% dei bambini Rom è iscritto alla scuola materna, che solo il 46% termina la scuola dell'obbligo, che non c'è alcun rappresentante di questa etnia in importanti aree del servizio pubblico, e che il 72% degli insediamenti Rom sono ancora informali.

L'Ecri domanda quindi alla Serbia di far avanzare con più determinazione le politiche d'integrazione dei Rom e di creare per questa comunità e gli altri gruppi vulnerabili un sistema per registrare e monitorare gli atti di razzismo e discriminazione, con persone a livello locale incaricate di ricevere le denuncie e assicurare che la polizia e la magistratura conducano indagini adeguate. Infine l'Ecri ritiene che la Serbia debba riconoscere le coppie dello stesso sesso, regolamentare il cambio di nome e genere, creare un ambiente sicuro per le persone Lgbt e promuovere una cultura di tolleranza verso di loro

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SDA-ATS