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Seppur consapevole della situazione del Canton Ticino, la Svizzera non intende sospendere gli accordi di Schengen per contrastare il forte afflusso di migranti provenienti dall'Italia. È la risposta del Consiglio federale a un'interpellanza di Lorenzo Quadri (Lega).

A parere del deputato ticinese, tale misura si giustificherebbe alla luce della scarsa volontà dei Paesi Ue di far rispettare la legalità, dal momento che la maggior parte dei clandestini che sbarcano sulla coste italiane non possono essere considerati perseguitati per motivi politici, bensì "rifugiati economici". Molti di loro, inoltre, "spariscono nel nulla", ossia non vengono registrati.

In generale, Quadri stigmatizza - a suo dire - la scarsa attenzione di Bruxelles per le proprie frontiere esterne e per una ridistribuzione tra gli Stati Ue dei migranti.

Per il Consiglio federale, la sospensione di Schengen da parte della Svizzera non costituirebbe una via percorribile né contribuirebbe a ridurre la pressione migratoria. Ripristinare controlli generalizzati alle frontiere, scrive il Governo, sarebbe irrealistico, tanto più che nemmeno in passato ciò era il caso: prima dell'adesione della Svizzera a Schengen, appena il 3 % circa delle 700'000 persone che in media varcavano il confine veniva sottoposto a controlli approfonditi.

Per affrontare il problema dei migranti, Berna favorisce un approccio europeo. In merito al Ticino, la situazione viene seguita da vicino e si è già provveduto a rafforzare il Corpo delle guardie di confine. I migranti vengono ripartiti fra tutti centri di registrazione per evitare di gravare eccessivamente il Cantone.

Circa la registrazione, la Confederazione ha più volte sottolineato nelle sedi opportune che tutti gli Stati Dublino e Schengen devono ottemperare ai loro obblighi conformemente all'acquis di Schengen/Dublino, che includono in particolare anche la registrazione degli immigrati nella banca dati EURODAC da parte del primo Stato d'accoglienza.

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SDA-ATS