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Consiglio nazionale: inasprite sanzioni penali

Dopo due giorni di intensi dibattiti, il Consiglio nazionale ha approvato oggi per 77 voti a 54 e 52 astenuti (PS), la riforma del sistema di sanzioni attuali - considerato troppo mite per i delitti meno gravi - reintroducendo la detenzione per pene inferiori o uguali a sei mesi accanto alle pene pecuniarie. La camera ha voluto mantenere, contro il parere del Consiglio federale, il sistema delle aliquote giornaliere con la condizionale, a patto che il condannato dia buone garanzie di ravvedimento. Il dossier dovrà essere affrontato dagli Stati, probabilmente non prima dell'anno prossimo.

Prima del voto finale, la Camera ha respinto per 130 voti a 52 un ultimo tentativo dell'UDC di affossare l'intera revisione. I democentristi chiedevano di ritornare al sistema delle multe - al posto delle aliquote giornaliere - in vigore prima della revisione del codice penale entrata in vigore nel 2007.

Il forte numero di astensioni si spiega con la delusione serpeggiante tra i socialisti, scontenti soprattutto per la decisione di fissare a un minimo di 30 franchi, il "valore" di un'aliquota giornaliera. Per la sinistra si tratta di una misura antisociale che colpisce soprattutto i bassi redditi; chi è povero deve scontare la pena in carcere, mentre un simile destino è risparmiato al ricco.

Durante il dibattito sull'entrata in materia di ieri, molti oratori hanno criticato il sistema delle pene pecuniarie, specie con la condizionale, considerate non sufficientemente dissuasive. Ciò vale soprattutto per quei delinquenti che operano a cavallo della frontiera.

Per 181 voti a 13, la maggioranza della Camera ha quindi deciso di reintrodurre la possibilità che il giudice pronunci pene detentive per delitti di lieve o media gravità. Attualmente, i giudici sono praticamente obbligati ad infliggere pene pecuniarie con la condizionale, specie per chi viene condannato la prima volta, a patto che non si trovino di fronte a un recidivo.

Sempre secondo la maggioranza, i tribunali dovrebbero avere la facoltà di pronunciare un'espulsione dalla Svizzera per un periodo di 3-15 anni nei confronti di tutti quegli stranieri che vengono condannati a una pena di reclusione superiore a un anno.

La Camera ha optato per la reintroduzione di questa disposizione nel Codice penale (CP) stralciata durante la revisione entrata in vigore nel 2007. All'epoca, tale disposizione era stata cancellata, per evitare una doppia condanna, dal momento che oltre all'espulsione decisa dal giudice si aggiungeva quella decretata dalle autorità preposte alla sorveglianza degli stranieri.

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