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Tutti i negozi in Svizzera devono poter rimanere aperti in settimana dalle 06.00 alle 20.00 e il sabato fino alle 18.00. È quanto prevede la nuova Legge federale sugli orari di apertura dei negozi (LANeg) approvata questo pomeriggio dal Consiglio Nazionale.

La Camera del popolo l'ha accolta con 122 voti contro 64 e 5 astensioni. La legge, che concretizza una mozione del "senatore" Filippo Lombardi (PPD/TI), torna agli Stati, che lo scorso anno aveva bocciato l'entrata in materia.

La maggioranza del nazionale ha ritenuto che la legge proposta sia uno strumento utile per rafforzare le imprese svizzere del commercio al dettaglio, per lottare contro il turismo degli acquisti e per salvaguardare posti di lavoro, soprattutto in seguito alla decisione della Banca nazionale svizzera di abbandonare la soglia minima di cambio franco-euro.

Durante il dibattito, la sinistra ha sostenuto, invano, che non è estendendo gli orari di apertura dei negozi che si può lottare contro il turismo degli acquisti, fenomeno accentuatosi negli ultimi anni in seguito all'apprezzamento del franco sull'euro (la mozione all'origine della nuova legge era infatti denominata "Franco forte. Parziale armonizzazione degli orari di apertura dei negozi"). Il problema è invece da ricondurre soprattutto alle differenze di prezzo fra la Svizzera e i Paesi vicini, ha sostenuto Susanne Leutenegger Oberholzer (PS/BL).

Lo schieramento rosso-verde si è anche chiesto se non sia meglio lasciare la competenza di fissare gli orari di apertura dei negozi ai cantoni e ai comuni: "solo a livello locale si conoscono i reali bisogni, non capisco perché il legislatore federale deve imporre una legge uguale per tutto il Paese", ha sostenuto Leutenegger Oberholzer.

Durante la procedura di consultazione tutti i cantoni, eccetto uno (il Ticino, ndr), hanno bocciato la proposta di armonizzazione, ha ricordato Ada Marra (PS/VD). Per Denis de la Reussille (PdL/NE), il vero obiettivo della LANeg è "imporre un orario di apertura prolungato ai cittadini dei cantoni che l'anno rifiutato in votazione popolare". Leutenegger Oberholzer ha a tal proposito lanciato una frecciatina all'UDC (senza peraltro mai nominarlo), un partito che ritiene che il popolo abbia sempre ragione, tranne in questa occasione.

Per la maggioranza la proposta oggi in discussione è "ragionevole e moderata" rispetto a quanto in vigore in alcuni cantoni (undici di loro hanno orari di apertura più liberali della legge proposta) e soprattutto in confronto alle norme in vigore nei Paesi limitrofi. Non viene poi obbligato nessuno ad aprire il proprio negozio la sera se non c'è clientela, ha ricordato Kathrin Bertschy (PVL/BE) a nome della commissione. "Si tratta di dare la possibilità di farlo", ha precisato.

Per Dominique de Buman (PPD/FR) non è poi vero che gli svizzeri fanno compere all'estero unicamente per risparmiare soldi. Il friburghese ha citato uno studio che indica come per il 30% delle persone l'orario di apertura gioca un ruolo importante. Nel 2014 undici miliardi di franchi sono stati spesi all'estero, ha sottolineato Christian Lüscher (PLR/GE).

"Si tratta anche di salvaguardare posti di lavoro nel settore del commercio al dettaglio", ha aggiunto de Buman. La nuova legge permetterà anche di meglio fronteggiare la concorrenza dei negozi delle stazioni, delle pompe di benzina, degli aeroporti e di internet, ha sostenuto il consigliere federale Johann Schneider-Ammann.

Il ministro dell'economia ha inoltre ricordato la votazione di ieri in Ticino che permette una estensione degli orari di apertura dei negozi (che, contrariamente al progetto federale, la vincola alla conclusione di un contratto collettivo di lavoro, ndr). "Il risultato del voto dimostra che c'è la necessità di agire", ha sostenuto Schneider-Ammann.

Contrariamente al progetto del Consiglio federale, il Nazionale ha voluto accorciare di un'ora l'estensione dell'orario di apertura per il sabato (18.00 anziché 19.00). "Si tratta di un gesto a favore dei cantoni", ha sostenuto de Buman. Respinta invece, con 98 voti contro 84 e 8 astenuti, la proposta della sinistra di anticipare alle 19.00 la chiusura dei negozi in settimana.

Il dossier torna ora al Consiglio degli Stati che dovrà decidere se mantenere la sua decisione di non entrata in materia, presa peraltro con il voto preponderante del suo presidente. Qualora la Camera dei cantoni non dovesse cambiare idea, il progetto verrebbe affossato.

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SDA-ATS