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Storica decisione oggi al Consiglio degli Stati. In futuro, i "senatori" non voteranno più per alzata di mano, ma pigiando un bottone: i risultati verranno poi visualizzati su un tabellone elettronico. Tale sistema, approvato dalla Camera dei cantoni con 27 voti a 17, è in funzione al Nazionale dal 2004.

Alla fine quindi, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, anche i "senatori" hanno "capitolato", decidendo di convertirsi all'elettronica. Anche perché la pressione di media e opinione pubblica era diventata insostenibile, dopo gli sbagli nel conteggio dei voti occorsi durante la scorsa sessione di dicembre e apparentemente anche due giorni fa al momento del voto sul freno alle spese per l'acquisto dei caccia Gripen.

I contrari al voto elettronico (l'ecologista ginevrino Robert Cramer e il democentrista turgoviese Roland Eberle per esempio) hanno stigmatizzato il voyeurismo che sottende all'iniziativa Jenny: svelare i nomi di chi vota cosa e come rischia di portare a conclusioni semplicistiche sul lavoro di un parlamentare invece di favorire la trasparenza. Per i due "senatori", pubblicizzando i voti di ogni deputato si rischia di condizionare eccessivamente la libertà di espressione del singolo, il quale non si sentirà più libero di votare secondo coscienza. Per evitare problemi - ossia finire sulle prime pagine dei giornali - preferirà quindi adeguarsi alle direttive del partito.

Nell'accogliere l'iniziativa parlamentare, i "senatori" hanno voluto però inserire alcuni limiti nella pubblicazione dei voti. Mentre una minoranza chiedeva la pubblicazione dei nominativi per tutti i voti espressi in aula, la maggioranza (24 suffragi a 18, risultato ottenuto al terzo tentativo per problemi di conteggio nei primi due voti!) ha preferito riservare questa possibilità alle votazioni sull'insieme di un progetto, ai voti finali, ai dossier che necessitano della maggioranza qualificata (24 "senatori" su 46 seggi della Camera), oppure se almeno dieci parlamentari ne fanno richiesta.

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SDA-ATS