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Pressing oggi di Obama, Kerry, Xi Jinping e Ban Ki-moon per raggiungere un accordo contro il riscaldamento climatico entro domani mattina. Come le precedenti conferenze sul clima, anche a quella di Parigi l'intesa si fa attendere e i lavori proseguono.

La chiusura del COP21, inizialmente prevista stasera, è stata rimandata a domani mattina alle 9.00. "Siamo quasi alla fine, sono ottimista", ha detto Laurent Fabius, che presiede la conferenza. "Domani mattina sarà in grado di presentare alle parti un testo che, sono certo, sarà approvato e sarà un grande passo avanti per l'intera umanità", ha dichiarato il ministro degli affari esteri francese.

Il suo omologo John Kerry si è dimostrato più prudente. "È possibile" che la conferenza si concluda domani, ma restano ancora uno o due temi difficili, ha detto. Per il ministro indiano dell'ambiente, Prakash Javadekar, "il successo non è garantito". Gli ultimi negoziati sono stati movimentati e hanno nuovamente fatto emergere tensioni fra nord e sud del mondo sui finanziamenti. Per superarle, i negoziatori di 195 paesi hanno ripreso gli scambi informali, a porte chiuse, dopo due notti in bianco, mettendo a dura prova il loro organismo. "Con la fatica, siamo tutti nervosi", ha detto un negoziatore del Benin.

Per il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon il COP21 è il negoziato internazionale "più complicato, più difficile, ma la più importante per l'umanità". Ha quindi esortato "tutti i negoziatori ad adottare decisioni per il nostro futuro comune. Non è più il momento di fissarsi su prospettive nazionali", ha aggiunto. Barack Obama e il suo omologo Xi Jinping al telefono hanno concordato di aumentare gli sforzi per raggiungere un accordo.

Le tensioni sono riemerse ieri sera quando è stata presentata una bozza di accordo che lascia insoluti tre problemi: la ripartizione degli sforzi fra paesi sviluppati e in via di sviluppo, i finanziamenti e la portata del patto.

Su quest'ultimo punto i progetto fissa un obiettivo di "mantenere l'aumento medio della temperatura globale ben al di sotto di 2 gradi centigradi rispetto al livello pre-industriale, e portare avanti sforzi per limitare l'aumento a 1,5 gradi, riconoscendo che questo ridurrebbe significativamente i rischi e gli impatti del cambiamento climatico". È stata quindi scelta l'opzione intermedia, che cita entrambi gli obiettivi in un compromesso tra la posizione dei cosiddetti "grandi inquinatori" e quella dei Paesi più vulnerabili. Non è però stata inclusa la parte che menzionava il riconoscimento del fatto che "in alcune regioni ed ecosistemi vulnerabili, elevati rischi sono attesi anche per un riscaldamento oltre 1,5 gradi".

Restano invece tante parentesi, per esempio, sulla definizione del finanziamento climatico, e due opzioni aperte sul sistema di 'loss and damages', ovvero le compensazioni per i danni irreversibili e le migrazioni forzate. Per quanto riguarda il finanziamento, i paesi ricchi si sono impegnati a mobilitare annualmente 100 miliardi di dollari a partire dal 2020 per sostenere la riduzione delle emissioni e l'adeguamento delle misure nei Paesi in via di sviluppo.

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SDA-ATS