Tutte le notizie in breve

Uno dei missili balistici esposti dal regime nordcoreano durante la parata di ieri.

KEYSTONE/AP/WONG MAYE-E

(sda-ats)

Il test missilistico fallito questa mattina dalla Corea del Nord, come diversi altri che lo hanno preceduto, con molta probabilità è stato sabotato a distanza dagli Stati Uniti attraverso attacchi cibernetici di hacker dell'intelligence di Washington.

A rispolverare la teoria, che circola da un po' sul web, è un politico conservatore britannico, Sir Malcolm Rifkind, ex ministro degli esteri e della difesa nei governi di John Major, citato da alcuni media, fra cui il britannico Telegraph.

Il test - abortito pochi secondi dopo l'accensione dei motori da un'esplosione - "potrebbe essere fallito perché il sistema non era in grado di portarlo a termine, ma si è portati a credere che gli Stati Uniti, attraverso metodi di cyberguerra, siano riusciti in varie occasioni a interrompere questo tipo di collaudi, facendoli fallire".

In fin dei conti, ricorda il Telegraph, nel 2014 l'allora presidente Usa Barack Obama ordinò che si intensificassero gli sforzi per colpire la capacità missilistica nordcoreana con la guerra elettronica e l'hackeraggio. Stamani un esperto consigliere della Casa Bianca, in viaggio col vicepresidente Mike Pence, ha dichiarato all'Ap che gli Stati Uniti avevano il controllo di intelligence prima e dopo il lancio fallito.

SDA-ATS

 Tutte le notizie in breve