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Coronavirus: "Stiamo correndo maratona, non 100 metri", Berset

Alain Berset KEYSTONE/SALVATORE DI NOLFI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 28 marzo 2020 - 10:33
(Keystone-ATS)

"È sbagliato credere che questa ondata epidemica ci colpirà, passerà e scomparirà". A sostenerlo, parlando del coronavirus, è il ministro della sanità Alain Berset. "Stiamo correndo una maratona, non un 100 metri", ha aggiunto in un'intervista alla "Liberté".

"Gli esperti sostengono che il virus rimarrà. Dobbiamo ascoltarli. Occorre sviluppare un vaccino", ha aggiunto, sottolineando che ciò richiederà tempo.

Nell'attesa del vaccino, ha proseguito Berset, sapremo comunque come affrontare questo virus, come proteggerci. Intanto le misure semplici già applicate, come il lavaggio delle mani o il distanziamento sociale, sono efficaci.

Ieri, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha annunciato circa 1400 nuovi casi positivi, portando il totale a oltre 12'000 dall'inizio dell'epidemia. Secondo la classifica della American Johns-Hopkins University, la Svizzera è al nono rango tra i Paesi più colpiti al mondo. Circa 200 persone sono morte nella Confederazione.

Se la situazione dovesse peggiorare, sarebbe possibile confinare a casa la popolazione, come in Francia o in Italia, sostiene Berset. "È una misura molto dura", ma "la Svizzera non l'ha mai esclusa". In ogni caso, per il consigliere federale è importante che la popolazione aderisca alle misure adottate e le segua nel tempo: "ciò che conta non sono i provvedimenti imposti dall'alto, ma il comportamento delle persone".

La decisione del Consiglio federale di non introdurre il confinamento è stata intanto criticata da Loïc Hervé, un senatore dell'Alta Savoia dell'Unione dei democratici e indipendenti (centro destra) che ha contattato la Segreteria di Stato francese per gli affari europei.

"Ho l'impressione che ciò che facciamo in Francia sia inutile se la Svizzera non applica le stesse misure", ha affermato sulle colonne di Le Temps ricordando come Ginevra sia praticamente "un'enclave in Francia". Ogni giorno decine di migliaia di frontalieri si recano nella città sul Lemano a lavorare. Occorre quindi una politica coerente, sostiene Hervé.

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