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Coronavirus, CICR chiede condizioni umane in campi e prigioni

Il ruolo del CICR è essenziale per garantire il rispetto dei diritti umani. KEYSTONE/EPA/YOUSSEF BADAWI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 29 marzo 2020 - 11:31
(Keystone-ATS)

Per contenere l'epidemia di coronavirus è necessario mantenere condizioni umane nei campi profughi e nelle prigioni: l'appello giunge dal presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) Peter Maurer.

Se invece profughi e detenuti continueranno ad essere costretti a vivere in condizioni miserevoli è probabile che il virus imperverserà rapidamente sia all'interno che all'esterno delle strutture, afferma Maurer in un'intervista alla NZZ am Sonntag.

"La pandemia può fermare l'attività in Europa o a New York, ma guerre e violenze non si arrestano", osserva il 63enne. Il CICR rimane impegnato, ma la sua attività è resa ulteriormente complicata dalla chiusura delle frontiere.

Nell'attuale situazione si vede anche il motivo per cui sono essenziali buone condizioni nelle carceri: non solo perché i detenuti hanno diritto a un trattamento umano, bensì anche perché i problemi dopo si riflettono sull'insieme della società, si dice convinto l'ex alto funzionario della Confederazione.

Secondo Maurer è necessaria la piena solidarietà della comunità internazionale. Il CICR sta cercando di fornire in Siria, ma anche in Yemen, Iraq, Somalia, Sudan meridionale o Nigeria, ciò che è attualmente essenziale nella lotta contro la pandemia. Nella provincia siriana di Idlib la situazione rimane estremamente difficile, continua il presidente del CICR. Le organizzazioni umanitarie hanno un accesso molto limitato: "voliamo alla cieca".

Anche la protezione del personale del CICR rappresenta una sfida. "Abbiamo i materiali di base e ne stiamo acquistando altri; ma gli aspetti materiali sono minori rispetto agli ostacoli politici e amministrativi". Inoltre si deve evitare che chi aiuta porti il virus nei paesi in questione.

Maurer dice di non essere sorpreso per lo scoppio della pandemia. Negli ultimi anni si è osservato un ritorno di malattie, come la polio e l'ebola, che si pensava fossero state sconfitte. Il presidente del CICR conta quindi sulla solidarietà internazionale e spera che gli stati continuino a donare ingenti fondi per l'aiuto umanitario, nonostante la crisi del coronavirus che si trovano a loro volta ad affrontare.

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