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Coronavirus: entra in scena anche il CERN

Il laboratorio userà i propri potenti mezzi per aiutare la lotta alla malattia. KEYSTONE/SALVATORE DI NOLFI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 08 aprile 2020 - 16:58
(Keystone-ATS)

Un nuovo attore si lancia nella battaglia contro il Covid-19. Si tratta del CERN, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, che approfitterà delle proprie enormi risorse per produrre ad esempio gel idroalcolico e respiratori.

La struttura con sede a Meyrin (GE), al confine con la Francia, ha reso noto oggi di aver istituito un gruppo di lavoro incaricato di individuare i possibili contributi di 18'000 persone, che costituiscono la sua comunità scientifica sparsa per il mondo.

In effetti il CERN (Organizzazione europea per la ricerca nucleare), nonostante sia di base un laboratorio del Vecchio Continente, può contare su membri da Israele, mentre Stati Uniti e Russia agiscono in qualità di osservatori. Dispone di mezzi scientifici e informatici che possono fornire un apporto non indifferente alla lotta per contrastare l'epidemia di coronavirus.

Stando alla sua direttrice, l'italiana Fabiola Gianotti, citata in un comunicato, "il CERN è attrezzato con apparecchiature molto avanzate di concezione e realizzazione di prototipi, oltre che con tecnologie di punta". Senza dimenticare, ha aggiunto, le considerevoli competenze umane in vari settori quali la scienza, l'ingegneria e l'industrializzazione.

Alcuni progetti sono già stati lanciati. Fra questi, la produzione di una tonnellata di gel idroalcolico, da distribuire alle squadre di soccorso locali. Le capacità del CERN in materia di stampa 3D e lavoro in atelier stanno venendo sfruttate per completare l'equipaggiamento di protezione - come maschere e barriere in plexiglas - a disposizione delle forze dell'ordine della regione.

Inoltre, a fine marzo è stato messo a punto il prototipo di un nuovo respiratore. Gli scienziati hanno avuto l'idea di utilizzare il sistema usato per regolare il flusso gassoso dei rilevatori di particelle. Il macchinario è destinato a pazienti con decorso poco grave o in fase di guarigione, permettendo di liberare le attrezzature più performanti per i casi più seri. Infine, sono in corso degli studi per capire come contribuire alla ricerca di un vaccino.

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