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Coronavirus: frontiere, l'apertura non sarà per forza coordinata

È possibile che dal prossimo 3 giugno dalla Svizzera si potrà raggiungere l'Italia, ma non è detto che possa accadere il contrario (foto d'archivio) KEYSTONE/Pablo Gianinazzi sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 18 maggio 2020 - 15:31
(Keystone-ATS)

Se l'Italia deciderà di riaprire le frontiere il prossimo 3 giugno, non è detto che la Svizzera faccia lo stesso. Lo ha indicato oggi a Berna il portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) Daniel Bach.

Nel corso della settimana ci saranno discussioni bilaterali tra Berna e Roma per una soluzione coordinata. Attualmente ci sono colloqui con Germania, Francia e Austria per una riapertura delle frontiere il prossimo 15 giugno. L'annuncio da parte di Roma, giunto negli scorsi giorni, deve essere valutato con attenzione anche con gli altri Paesi confinanti, nonché con i cantoni di confine, in particolare il Ticino che sarebbe molto colpito da una riapertura delle frontiere con l'Italia, ha sostenuto Bach.

La consigliera federale Karin Keller-Sutter ha indicato che la Confederazione potrà decidere autonomamente se riaprire le frontiere nello stesso momento in cui lo fa l'Italia oppure se è meglio attendere, ha sottolineato Bach. "È dunque possibile che dalla Svizzera si potrà raggiungere l'Italia, ma non è detto che possa accadere il contrario".

Manifestazioni fino a 5 persone

Tuttavia, è difficile immaginare un periodo di quarantena per chi rientra dall'estero in questo caso. "Sarebbe strano chiudere in casa per 14 giorni una persona che andrà a Milano a fare spesa", ha rilevato dal canto suo Daniel Koch, delegato dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) per il Covid-19.

Nel corso dell'appuntamento con la stampa, Koch ha definito incoraggianti le cifre in calo che riguardano i contagi e i casi gravi, precisando che nelle ultime 24 ore non si sono registrati nuovi casi di ospedalizzazione. Ciò, ha sottolineato, permetterà di allentare ulteriormente le restrizioni e adeguare le misure nella giusta direzione. L'obiettivo rimane quello di ridurre ulteriormente il numero di casi.

In previsione delle giornate di vacanze delle prossime settimane - ad esempio l'Ascensione o Pentecoste - Koch ha consigliato di approfittare del bel tempo, ma di attenersi alle raccomandazioni igieniche dell'UFSP per evitare un effetto boomerang.

Negli scorsi fine settimana, a Berna, Zurigo, Basilea e San Gallo si sono tenute alcune manifestazioni critiche nei confronti delle autorità per le restrizioni imposte. Le persone possono riunirsi in gruppi fino a cinque persone - ciò vale anche per le dimostrazioni - ma è necessario rispettare le distanze, ha spiegato Koch, aggiungendo che per quanto riguarda le persone della stessa famiglia, ciò ovviamente non ha senso. Tale questione è stata chiarita nell'ordinanza 2 sui provvedimenti per combattere il coronavirus.

Svizzera dipendente da importazioni

Secondo la direttrice della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch, dallo scorso mese la situazione relativa ai dispositivi di protezione individuale come mascherine, guanti e forniture mediche è notevolmente migliorata. Tuttavia, la domanda rimane superiore all'offerta.

La Confederazione è fortemente dipendente dalle importazioni di questo materiale, non solo da Germania e Francia ma anche dalla Cina e da altri Paesi asiatici, ha rilevato Ineichen-Fleisch, aggiungendo che la SECO ha proposto al Consiglio federale di agevolare le importazioni nella Confederazione.

La direttrice della SECO ha poi ricordato che le attività legate al commercio estero della Svizzera contribuiscono a circa un terzo del prodotto interno lordo (PIL). "Per la Confederazione, un mondo globalizzato non è uno svantaggio, ma un vantaggio per la sicurezza dell'approvvigionamento nel Paese", ha sottolineato Ineichen-Fleisch.

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