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Coronavirus: Johnson ammette possibile ritardo lockdown

Il premier britannico Boris Johnson KEYSTONE/AP/Jeremy Selwyn sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 24 luglio 2020 - 21:10
(Keystone-ATS)

Il premier britannico Boris Johnson ha ammesso oggi che il suo governo, come altri nel mondo, non ha compreso appieno la portata della minaccia del coronavirus "nelle prime settimane e mesi" dopo i contagi in Cina.

E - per la prima volta - che la decisione d'imporre il lockdown nazionale nel Regno Unito nella seconda metà di marzo potrebbe essere scattata troppo tardi.

Il primo ministro britannico non ha poi escluso che alcune cose avrebbero potute essere fatte in modo differente.

Il possibile ritardo dell'entrata in vigore del lockdown, decisa dal consiglio dei ministri sulla base di un dibattito sviluppatosi fra i consiglieri scientifici del governo per almeno due o tre settimane, "è una questione aperta", ha detto Johnson in un'intervista trasmessa stasera dalla Bbc nel giorno del suo primo anniversario da premier, dopo quella concessa in mattinata a Sky; aggiungendo che "vi sono lezioni da imparare su quanto si sarebbe potuto fare diversamente" e che "a tempo debito" vi sarà spazio per una qualche inchiesta al riguardo. Fra le iniziali sottovalutazioni della pandemia, ha quindi indicato la mancata comprensione della "trasmissione asintomatica da persona a persona" del virus.

Il primo ministro Tory ha poi promesso riforme "più profonde e veloci" nel Regno, sotto la spinta delle conseguenze economiche dell'emergenza sanitaria. Mentre si è dichiarato addolorato "per ciascuna delle vittime" del Covid-19 in un Paese nel quale i morti ufficiali, su 300.000 contagi diagnosticati, sono arrivati oltre quota 45.000: record europeo in cifra assoluta.

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