Navigation

Coronavirus: l'Europa della fase 2, tra aperture e polemiche

Il presidente della Camera tedesca Wolfgang Schauble reputa "ingiustificato l'assolutismo per cui tutte le altre considerazioni devono lasciare il posto alla protezione della vita umana". KEYSTONE/AP/Jean Francois Badias sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 27 aprile 2020 - 19:01
(Keystone-ATS)

Polemiche sui tempi della riapertura, ritardi nello sviluppo delle applicazioni mobili (app) per il tracciamento dei contatti dei contagiati, dubbi e frenate.

L'Europa si avvia in ordine sparso e tra numerosi stop and go verso la cosiddetta fase 2, con una voglia di normalità che si fa sempre più forte ma che ancora si scontra con le esigenze imposte dalle curve nei contagi da coronavirus. Un percorso che sicuramente si preannuncia non semplice.

Da qualche settimana sono ormai diversi i Paesi che hanno iniziato a ridurre gradualmente le misure di contenimento e altri si preparano. In Germania e in Austria gran parte dei negozi è stata riaperta nei giorni scorsi, seppure con rigide misure del cosiddetto distanziamento sociale e con l'obbligo di indossare le mascherine negli spazi pubblici.

Germania: Merkel criticata

La cancelliera tedesca Angela Merkel inizia tuttavia a vedere qualche crepa nel proprio consenso tra l'opinione pubblica, tra i commentatori e nel mondo politico, per quella che alcuni ritengono una lentezza eccessiva nel ritorno alla normalità. Non è sicuramente passata inosservata a riguardo la presa di posizione assunta nel fine settimana dall'influente presidente della Camera Wolfgang Schauble, che reputa "ingiustificato l'assolutismo per cui tutte le altre considerazioni devono lasciare il posto alla protezione della vita umana".

Allarmano inoltre le ripetute minacce di morte arrivate al volto più conosciuto dei virologi tedeschi, Christian Dorsten, direttore dell'istituto di virologia presso la clinica universitaria della Charité di Berlino, ritenuto - come da lui stesso denunciato - "il cattivo che danneggia l'economia e costringe a casa i cittadini".

Francia: idem per Edouard Philippe

Anche in Francia non mancano le critiche nei confronti del primo ministro Edouard Philippe, che si prepara a presentare la sua strategia per il "deconfinamento", il cui avvio è previsto l'11 maggio con una riapertura graduale ma controversa delle scuole. In vista di quella data, nel Paese "nulla è pronto, compresa l'app 'Stop Covid'", ha attaccato nel weekend il segretario del Partito socialista Oliver Faure. Il tutto in un contesto in cui appena il 39% dei francesi si fida di Philippe, secondo un un sondaggio Ifop citato dalla France Presse.

Riapertura anche in Norvegia e Spagna

In Norvegia sono tornati a scuola i bambini delle elementari, una settimana dopo la riapertura delle materne e dopo sei settimane di lezioni a distanza durante il lockdown. Per il momento, dovranno essere massimo 15 studenti per classe. Oggi anche in Svizzera è iniziato l'allentamento del semiconfinamento.

In Spagna, dopo sei settimane rinchiusi in casa, da domenica i bambini hanno ricominciato a giocare per strada, anche se con un certo numero di restrizioni. Nel Paese il confinamento è stato prorogato fino al 9 maggio e anche lì il governo si prepara a presentare il suo piano per passare alla fase 2. Sempre con un occhio ai dati dei contagi e nel timore, condiviso in tutto il Vecchio Continente, di potersi ritrovare da un momento all'altro alla casella di partenza.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.