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Coronavirus: la curva si è appiattita, ma non siamo fuori pericolo

Boris Zürcher, della SECO, e Daniel Koch, dell'UFSP hanno fornito le ultime informazioni riguardo alla crisi del coronavirus e alle conseguenze sul mondo del lavoro KEYSTONE/ALESSANDRO DELLA VALLE sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 17 aprile 2020 - 16:13
(Keystone-ATS)

La curva delle nuove infezioni da coronavirus si è appiattita rapidamente, "ma non siamo ancora fuori pericolo", ha detto oggi Daniel Koch, delegato dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) davanti ai media.

Il mercato del lavoro è ormai paralizzato e ogni giorno lavorativo 1'500 persone in più si annunciano alla disoccupazione. Anche il ricorso al lavoro ridotto è aumentato esponenzialmente e in Ticino riguarda ormai più della metà dei dipendenti.

Da un punto di vista epidemiologico, c'è ancora un rischio elevato di contrarre il virus e di un amento dei malati gravi. Koch ha ricordato che più di 300 persone hanno ancora bisogno di respirazione artificiale. "È una malattia pericolosa, non solo per i pazienti a rischio", ha affermato nella consueta conferenza stampa delle autorità federali sulla crisi sanitaria.

Per quanto riguarda la riapertura della scuole dell'obbligo, prevista l'11 maggio, l'esperto dell'UFSP ha annunciato che per le elementari sarà elaborata una strategia. Koch ha tenuto a precisare che, secondo infettivologi pediatri con i quali si è consultato, i bambini raramente si ammalano di COVID-19 o vengono infettati. Generalmente sono i genitori che contagiano i figli e non il contrario.

Il blocco di molte attività ha fatto letteralmente crollare la domanda di manodopera da parte delle imprese. "Non abbiamo mai visto niente del genere, nemmeno in caso di gravi recessioni", ha commentato Boris Zürcher, capo della Direzione del lavoro presso la Segreteria di Stato dell'economia (Seco), che non ha esitato a parlare di mercato del lavoro "completamente fermo".

Il numero di disoccupati sta lievitando rapidamente: il 15 marzo erano 118'000, oggi il loro numero è salito a 151'000, secondo le cifre della Seco. I normali termini di disdetta di tre mesi o più sono ancora in vigore, quindi questi nuovi disoccupati sono persone che hanno lasciato il loro impiego mesi fa, ma ora è loro impossibile trovare un altro posto. Proprio per questo il Consiglio federale ha concesso fino a 120 indennità giornaliere in più, ha ricordato Zürcher.

A suo avviso il ricorso al lavoro ridotto permetterà di evitare nuovi licenziamenti. Ad oggi oltre 167'200 aziende hanno presentato domanda e i lavoratori interessati sono 1,76 milioni, vale a dire un terzo di tutti i dipendenti in Svizzera. Ci sono differenze notevoli a seconda dei settori: nella ristorazione tre quarti dei lavoratori sono interessati da richieste di lavoro ridotto, nell'edilizia e nelle attività artistiche sono circa la metà, mentre sono sottorappresentati i dipendenti delle amministrazioni pubbliche e del settore finanziario. Anche a livello cantonale si registrano disparità: la più alta percentuale di persone in lavoro ridotto si registra in Ticino, con il 52%, mentre a San Gallo è del 25%.

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