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Coronavirus: nessun caso in Svizzera, misure supplementari

Il ministro della sanità, Alain Berset KEYSTONE/PETER SCHNEIDER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 24 febbraio 2020 - 15:02
(Keystone-ATS)

Non ci sono finora casi confermati di coronavirus (Covid-19) in Svizzera.

Lo ha annunciato oggi il ministro della sanità, Alain Berset, in conferenza stampa a Berna, presentando una serie di misure supplementari: maggiore informazione, prontezza operativa e ulteriori esami, in particolare in Ticino.

"Sono stati finora effettuati accertamenti su circa 300 casi sospetti, tutti sono risultati negativi", ha spiegato il consigliere federale, aggiungendo che ci sono ancora alcune decine di persone in quarantena. Visto la rapida progressione nella vicina Italia, il rischio per la Svizzera resta elevato, ha ribadito.

Il ministro ha comunque voluto sottolineare che la Svizzera è preparata ad affrontare l'arrivo del virus. Il Consiglio federale riceve informazioni dal sistema europeo di allerta precoce e ad ogni momento può varare nuove misure.

La coordinazione fra Cantoni e Confederazione, e in particolare con il Ticino, funziona bene, ha aggiunto, precisando di essere in contatto con Raffaele De Rosa, direttore del dipartimento della sanità e della socialità, così come con il ministro italiano della salute, Roberto Speranza, e con gli omologhi degli altri Paesi confinanti. Sono cinquantamila gli svizzeri registrati presso il consolato svizzero di Milano. Nessuno ha finora dichiarato l'infezione.

Berset ha aggiunto che le autorità stanno istituendo la possibilità di effettuare test, da domani, direttamente in Ticino. Nei prossimi giorni la Confederazione rifornirà inoltre di mascherine ospedali e medici del cantone.

La task force diretta dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) è operativa dallo scoppio dell'epidemia e si è riunita stamane, decidendo di intensificare gli esami nelle persone che presentano sintomi similinfluenzali, in particolare in Ticino, ha affermato Pascal Strupler, direttore dell'UFSP.

Cresce l'inquietudine fra la popolazione, ha riconosciuto, tanto che la hotline di emergenza ha ricevuto 170 chiamate sabato e 270 domenica. Per questo motivo è stato deciso di svilupparla, in tutte le lingue nazionali.

Sempre per quanto riguarda l'informazione, sarà avviata una campagna per chi si reca in Svizzera, per i frontalieri, i pendolari e negli aeroporti. Verrà inoltre istruito il personale dei mezzi di trasporto pubblici e le guardie di confine. Le disposizioni alle frontiere valgono per il Ticino, ma naturalmente anche per i Grigioni e il Vallese, cantoni che confinano con l'Italia.

È poi prevista una seconda campagna di informazione sulle misure di protezione individuali, rivolta all'intera popolazione. "Le misure igieniche come il lavaggio delle mani sono molto importanti", ha ricordato Strupler.

Quanto annunciato ha lo scopo di prevenire o ritardare il più possibile l'arrivo della malattia in Svizzera. Nel pomeriggio lo Stato maggiore federale Protezione della popolazione si riunirà ancora, come avviene regolarmente da settimane, per analizzare la situazione e discutere ulteriori possibili misure.

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