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Coronavirus: più di polmonite, è infiammazione vascolare sistemica

Secondo lo studio dell'Ospedale universitario di Zurigo, il coronavirus è un'infiammazione vascolare sistemica KEYSTONE/KANTON TESSIN/ELIZABETH LA ROSA sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 21 aprile 2020 - 14:34
(Keystone-ATS)

Il COVID-19 è molto più di una polmonite. Secondo uno studio di ricercatori zurighesi, si tratta di un'infiammazione vascolare sistemica. Questo spiegherebbe perché la malattia provochi così tanti problemi cardiovascolari e insufficienze agli organi vitali.

I primi pazienti presentavano soprattutto polmoniti difficili da trattare, indica l'Ospedale universitario di Zurigo (USZ) in una nota odierna. In seguito, i medici hanno vieppiù constatato casi di disturbi cardiovascolari e di collassi multipli di organi senza un legame apparente con la polmonite.

Il team di Zsuzsanna Varga presso l'USZ ha quindi esaminato al microscopio campioni di tessuti di pazienti deceduti e ha constatato come l'infiammazione tocchi l'endotelio - la parete interna dei vasi sanguigni - di diversi organi.

Il virus SARS-CoV-2 ha potuto essere individuato nello stesso endotelio, in cui causa la morte delle cellule, poi dei tessuti e degli organi vitali. I ricercatori ne deducono che il virus non attacca il sistema immunitario attraverso i polmoni, ma direttamente attraverso i recettori ACE2 presenti nell'endotelio, che perde così la sua funzione protettrice.

Tutti gli organi toccati

"La malattia COVID-19 può toccare i vasi sanguigni di tutti gli organi", riassume Frank Ruschitzka, direttore della clinica di cardiologia presso l'USZ, che suggerisce di ribattezzare questo quadro clinico "COVID-endoteliale".

Si tratta di un'infiammazione sistemica dei vasi sanguigni che può interessare il cuore, il cervello, i polmoni, i reni o ancora l'apparato digerente. Genera inoltre gravi micro-perturbazioni della circolazione sanguigna che possono danneggiare il cuore o provocare embolie polmonari, e persino ostruire i vasi sanguigni nel cervello o nel sistema gastro-intestinale, sottolinea l'USZ.

Se l'endotelio dei giovani pazienti si difende bene, lo stesso non si può dire di quelli a rischio che soffrono di ipertensione, diabete o malattie cardiovascolari, la cui caratteristica comune è una funzione endoteliale ridotta.

A livello terapeutico, ciò significa che occorre combattere la moltiplicazione del virus e nel contempo proteggere il sistema vascolare dei pazienti, conclude il professor Ruschitzka, citato nel comunicato. Tali studi sono stati pubblicati nella rivista medica britannica "The Lancet".

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