Navigation

Coronavirus: produrre in Svizzera è più conveniente a lungo termine

Interno di una fabbrica in Cina. KEYSTONE/EPA FEATURECHINA/WAN SC sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 27 marzo 2020 - 16:14
(Keystone-ATS)

La pandemia di coronavirus e gli effetti paralizzanti sulle attività produttive hanno messo in risalto la forte dipendenza per alcune aziende elvetiche dalla Cina.

Dopo anni di delocalizzazioni in questo Paese, diversi esperti si chiedono se non sia più conveniente rimpatriare parte delle attività in Europa.

A prescindere dal campo o dal settore economico, beni e servizi prodotti in Svizzera sono generalmente meno cari rispetto alla Cina in una prospettiva a lungo termine, secondo Suzanne de Treville della Facoltà di economia dell'università di Losanna.

Per la specialista, a partire dal momento in cui la produzione ritorna ad essere un operazione di servizio, la Svizzera è particolarmente attrattiva. Un esempio? Le imprese orientate verso i prodotti ingegneristici.

Dall'inizio della crisi epidemica, le imprese più reattive possono guadagnarci, in particolare le piccole e medie imprese che mantengono una produzione flessibile. Queste ultime partono avvantaggiate rispetto alle grandi società, perché i processi decisionali sono più veloci.

Suzanne de Treville cita quale esempio certe imprese tessili capaci di confezionare vestiti su misura il mattino per poi passare alla fabbricazione di articoli standard nel pomeriggio. Una simile flessibilità non è possibile quando viene fatto un ordinativo in Cina per il mercato svizzero, dove un ipotetico cliente deve acquistare merce in grandi quantità.

Secondo l'economista, le società farmaceutiche in particolare avrebbero più interesse a produrre i propri medicamenti in Svizzera, proprio perché le imprese elvetiche sono più flessibili a questo livello.

A detta della ricercatrice, a breve termine è senz'altro meno costoso produrre in Cina, ma sul lungo termina la Svizzera risulta vantaggiosa. La specialista fa notare inoltre un altro fenomeno interessante: negli ultimi cinque anni le imprese che delocalizzano non scelgono più la Cina, bensì optano per Paesi come la Polonia o l'Ungheria.

Per Gero Jung, economista per la banca Mirabaud Asset Management, il problema di far rimpatriare parte della produzione in Svizzera si porrà con maggiore urgenza in futuro. Ma al momento si pensa a gestire le situazioni di crisi. La Svizzera dipende dalla congiuntura globale in qualità di economia aperta e, nel breve periodo, bisognerà concentrarsi su come superare l'indebolimento previsto dell'economia mondiale. Una preoccupazione condivisa da economiesuisse e da altri esperti, secondo cui a soffrire di questa situazione sarà in particolare l'industria orologiera e delle macchine.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.