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Coronavirus: task-force, manca banca dati ottimale

Secondo il presidente del gruppo di lavoro Covid-19 della Confederazione, Matthias Egger, lo sviluppo di una base di dati ottimale è in ritardo e occorre che l'UFSP migliori la digitalizzazione. KEYSTONE/ALESSANDRO DELLA VALLE sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 19 giugno 2020 - 11:18
(Keystone-ATS)

In Svizzera ci sono ancora troppe poche informazioni su dove e come si diffonde il nuovo coronavirus. Occorre soprattutto uno scambio di dati con i Cantoni più rapido e uniforme. Lo affermano due responsabili del gruppo di lavoro Covid-19 della Confederazione.

I dati dei Cantoni dovrebbero essere inseriti in una banca dati centrale dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), ma ciò non è ancora possibile, nota in un'intervista pubblicata oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung" Matthias Egger, capo della National COVID-19 Science Task Force istituita dal governo.

Secondo Egger il sistema federale svizzero complica una raccolta uniforme dei dati e inoltre lo sviluppo di una base di dati ottimale è in ritardo. È quindi necessario che l'UFSP faccia degli sforzi per quanto riguarda la digitalizzazione. Questa situazione - precisa - rende più difficile lo scambio rapido di informazioni con i Cantoni e si arriva al punto che nessuno sa con esattezza quanto bene funzioni il tracciamento dei contatti nelle singole regioni.

Ma non sono solo il tipo e la quantità di dati ad essere ancora insufficienti, lo è anche la velocità con cui l'UFSP li riceve. Ciò - aggiunge - non permette di seguire in tempo reale la diffusione del Sars-CoV-2, sia dal punto di vista geografico che temporale; cosa che sarebbe necessaria per una valutazione fondata del numero crescente di infezioni.

Con un potente sistema di monitoraggio sarebbe anche possibile effettuare interventi mirati in caso di epidemie regionali più ridotte, ad esempio fornendo alla popolazione informazioni specifiche o chiudendo temporaneamente le singole strutture associate all'epidemia.

Sarebbe inoltre importante analizzare geneticamente i virus in tutte le persone infette, poiché queste informazioni renderebbero più facile rintracciare le catene di infezione - precisa Egger, che è anche presidente del Consiglio nazionale della ricerca del Fondo nazionale svizzero (FNS).

Della stessa opinione è pure l'epidemiologo Marcel Tanner, membro della task force scientifica sul Covid-19, secondo cui non tutti i Cantoni ci mettono lo stesso impegno. Inoltre non tutti hanno le stesse capacità, sottolinea in un'intervista ai giornali del gruppo editoriale Tamedia. Però - aggiunge - nel caso in cui sorgano focolai di Sars-CoV-2 i dati devono essere raccolti il più rapidamente possibile e non solo dopo due settimane.

La situazione - spiega il professore - è paragonabile a quello dei vigili del fuoco: "dobbiamo iniziare al primo minimo apparire del fumo e non solo quando un'intera strada è già in fiamme". Egli ritiene che la comunicazione dei numeri sulle infezioni attuali sia migliorata, ma che per quanto riguarda il tracciamento la Svizzera è solo all'inizio.

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