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Coronavirus: Trump, ho agito in modo da ridurre il panico sul virus

Il presidente degli Usa Donald Trump era consapevole della pericolosità del coronavirus dall'inizio di febbraio. La sua comunicazione in materia è stata dettata dalla volontà di non creare panico. KEYSTONE/AP/Evan Vucci sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 10 settembre 2020 - 09:12
(Keystone-ATS)

Il presidente degli Usa Donald Trump non nega che sapeva in anticipo della pericolosità del coronavirus, come ha ammesso nelle sue interviste, registrate, al giornalista del Watergate Bob Woodward per il suo libro Rage.

Ha però spiegato di aver agito in un modo che pensava riducesse il panico. "L'ultima cosa che volevo era creare il panico", ha detto in una conferenza stampa.

"Il lavoro che abbiamo fatto è stato incredibile. Ma non volevamo instillare il panico. Non vogliamo saltare su e giù e cominciare a gridare che abbiamo un problema che è un tremendo problema, spaventare tutti", ha aggiunto Trump, che ha confidato a Woodward di sapere della pericolosità del virus all'inizio di febbraio.

Intanto Carl Bernstein, il giornalista che con Woodward smascherò lo scandalo Watergate, punta il dito contro Trump dopo le rivelazioni del suo collega. "Lo ascoltiamo insabbiare questa grave emergenza nazionale. Questo è uno dei più grandi crimini presidenziali di sempre, forse è il più grande crimine presidenziale, e abbiamo la pistola fumante della registrazione di un presidente che lo commette", ha detto alla Cnn.

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