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Coronavirus: Xi ammette 'evidenti carenze' nella lotta al virus

Il presidente Xi Jinping, in videoconferenza con 170mila funzionari di livello centrale, locale e militare, ha ammesso le "evidenti mancanze emerse" nella lotta al coronavirus (foto d'archivio) KEYSTONE/AP/Pang Xinglei sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 23 febbraio 2020 - 21:31
(Keystone-ATS)

A Wuhan, focolaio dell'epidemia di coronavirus in Cina, i pazienti dimessi sono costretti da sabato al periodo di quarantena supplementare di 14 giorni in aree designate dopo la nuova positività riscontrata in alcuni test, malgrado la guarigione accertata.

Lo sviluppo rimescola ancora la comprensione del Covid-19 e le contromisure più efficaci contro un'epidemia che "è la più grande emergenza sanitaria" della Cina dal 1949, anno della fondazione della fondazione della repubblica popolare: il presidente Xi Jinping, in videoconferenza con 170mila funzionari di livello centrale, locale e militare, ha ammesso le "evidenti mancanze emerse" nei meccanismi di risposta alla crisi, in un rarissimo momento pubblico di autocritica della leadership comunista.

L'epidemia "ha una capacità di trasmissione più veloce, più ampia di infezione ed è stata più difficile da prevenire e controllare", ha notato Xi, nel resoconto della tv statale Cctv. "Questa è una crisi per noi ed è un grande test", ha aggiunto nel giorno in cui nel Paese i morti sono saliti a 2'442 e i casi confermati a quota 76'936, mentre all'estero sono esplosi potenti focolai in Corea del Sud, Italia e Iran.

A Seul, infatti, il livello di allerta contro il coronavirus è salito al massimo livello, ha annunciato il presidente Moon Jae-in: il numero 4 (o "grave") permette al governo di cordonare città e prendere altre misure eccezionali per contenere l'epidemia, che oggi ha visto il bollettino salire a 6 morti e 602 contagi. "I prossimi giorni saranno critici per noi - ha detto Moon in un teso meeting d'emergenza con ministeri e agenzie coinvolti -. Sarà un momento importantissimo quando governi centrale e locali, autorità sanitarie, personale medico e tutta la popolazione dovranno mettere in campo gli sforzi per rispondere alla crisi".

L'Iran ha confermato un'altra vittima, portando il totale a 8. Turchia, Armenia e Pakistan - così come aveva fatto l'Iraq - hanno chiuso come misura precauzionale le frontiere con Teheran, quando nel Paese ci sono 43 contagi certi, secondo i calcoli del ministero della Salute, più del doppio dei 18 casi risultanti all'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) al 22 febbraio. Il Giappone, infine, ha registrato il terzo morto tra i passeggeri della Diamond Princess: è un altro ultraottantenne. Il totale dei contagi è salito fino sfiorare quota 135, al netto dei 691 casi contati nella nave da crociera ancorata a Yokohama.

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