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E' arrivato oggi davanti al Tribunale cantonale di Zurigo il caso di corruzione alla cassa pensioni cantonale BVK. Sul banco degli imputati vi è in particolare l'ex responsabile delle finanze Daniel Gloor e altre tre persone.

In apertura del processo d'appello l'ex dirigente, di 59 anni, che in prima istanza era stato condannato a sei anni e tre mesi di prigione per ripetuta corruzione passiva, infedeltà nella gestione pubblica, riciclaggio di denaro e violazione del segreto d'ufficio, ha riconosciuto gli atti che gli sono stati attribuiti, ma ha chiesto una pena meno severa. In particolare, ha affermato di non aver agito per motivi di consumo o di lusso. "Volevo sicurezza e indipendenza", ha aggiunto.

Tra il 1997 e il 2010, Gloor - che ha diretto gli investimenti della BVK, una delle più grandi casse pensione che amministra fondi per oltre 20 miliardi di franchi dal 1995 fino al giorno dell'arresto - aveva ricevuto mazzette e favori personali di vario genere, per un importo complessivo di 1,7 milioni di franchi da mandatari.

In occasione della sentenza di primo grado, resa nel novembre del 2012, il Tribunale distrettuale di Zurigo gli aveva inflitto anche il rimborso al Cantone di mezzo milione di franchi, oltre ai proventi della vendita di una casa di vacanza che possedeva nel sud della Francia. La pena, che l'uomo sta già scontando, era di tre mesi superiore alla richiesta del Ministero pubblico.

La Corte aveva allora giustificato il verdetto sottolineando che l'ex dirigente aveva dato prova di una "enorme energia criminale" e aveva agito "in modo estremamente raffinato" per pura cupidità, anche se il suo reddito superava quello di un consigliere di Stato.

Con lui erano state condannate anche altre 4 persone, ex amici o soci in affari. Questi, in contropartita dei mandati lucrativi ricevuti dall'ex dirigente della BVK, gli avevano fatto regali, versato soldi e offerto vacanze. Avevano ricevuto pene comprese tra 14 mesi sospesi condizionalmente e 30 mesi di detenzione, di cui 18 con la condizionale, nonché in parte al pagamento di risarcimenti. Un altro imputato era riuscito a farla franca perché i fatti erano andati in prescrizione. Uno dei condannati in prima istanza ha accettato la sentenza.

SDA-ATS