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I rifugiati e le persone ammesse provvisoriamente dovrebbero lavorare invece di dipendere dall'aiuto sociale. Per questo vanno ulteriormente intensificati gli sforzi, in particolare nel campo della formazione professionale.

Lo ha rilevato oggi la Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (COSAS). I provvedimenti integrativi presi finora sono insufficienti e i costi dell'aiuto sociale rischiano di aumentare massicciamente, mette in guardia la Conferenza. Tra i rifugiati riconosciuti, dopo dieci anni uno su due è sempre senza impiego. Tra le persone ammesse provvisoriamente si arriva a tre quarti.

Per contrastare questa situazione, lo Stato e l'economia dovrebbero investire di più nella qualificazione professionale, afferma oggi la COSAS, constatando che l'economia ha bisogno di personale qualificato.

La Conferenza ha quindi presentato una lista di rivendicazioni per raggiungere questo obiettivo. Si tratta, ad esempio, di creare rapidamente 5000 posti supplementari nei programmi di lavoro, di proporre un accompagnamento individuale e di mettere in atto misure d'incitamento per i datori di lavoro.

La Conferenza propone anche di sopprimere gli ostacoli amministrativi e di aumentare l'importo dei forfait d'integrazione federali, attualmente di 6000 franchi a persona. Anche i residenti in cerca di lavoro dovrebbero poter beneficiare di queste misure.

La COSAS ritiene inoltre che ci vogliano accordi vincolanti con gli ambienti economici. Le persone che beneficiano di un diritto di soggiorno dovrebbero poi essere tenute a seguire una formazione professionale. Bisogna quindi esaminare la possibilità di modificare la legge in questo senso, rileva la COSAS.

Queste misure supplementari d'integrazione al mercato del lavoro hanno un costo che la Conferenza stima a circa 100 milioni di franchi all'anno. Si tratta di un investimento che permetterebbe a lungo termine di risparmiare molti soldi, conclude la COSAS.

SDA-ATS

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