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Covid: datori lavoro, no stipendi per quarantena da paese a rischio

I dipendenti che devono essere messi in quarantena dopo il ritorno da un paese a rischio di coronavirus non hanno diritto a un salario durante questo periodo di isolamento. KEYSTONE/AP/Darko Vojinovic sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 03 luglio 2020 - 16:35
(Keystone-ATS)

Secondo l'Unione svizzera degli imprenditori, i dipendenti che devono essere messi in quarantena dopo il ritorno da un paese a rischio di coronavirus non hanno diritto a un salario durante questo periodo di isolamento.

Ai sensi del Codice delle obbligazioni si tratta di un impedimento al lavoro per colpa propria, sottolinea un comunicato odierno dell'associazione, che raccomanda quindi ai datori di lavoro di informare i propri dipendenti, prima di un viaggio privato in un paese a rischio, che non saranno pagati durante il periodo di quarantena.

La situazione è diversa per i viaggi di lavoro, che devono comunque essere fatti con moderazione. Se è inevitabile dover recarsi in un posto a rischio di Sars-CoV-2, il datore deve versare il salario durante la successiva quarantena.

L'associazione degli imprenditori sottolinea inoltre che i dipendenti possono anche dover pagare un indennizzo se si recano privatamente in un paese a rischio nonostante il divieto del datore di lavoro.

Una seconda ondata epidemica che comporti un nuovo blocco delle attività avrebbe "gravi conseguenze" per l'economia e la società, aggiunge la nota odierna.

Ieri le autorità elvetiche hanno pubblicato un elenco di 29 Stati considerati a rischio di Covid-19, fra cui Serbia, Kosovo e Svezia. Chi entra in Svizzera da questi paesi da lunedì in poi dovrà rimanere in quarantena per dieci giorni.

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