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Créa vede il Pil giù dell'8%, è la stima più negativa di tutte

Gireranno pochi soldi quest'anno. KEYSTONE/ALESSANDRO DELLA VALLE sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 22 maggio 2020 - 10:00
(Keystone-ATS)

Pesante contrazione dell'economia elvetica all'orizzonte: il Créa, l'Istituto di economia applicata dell'Università di Losanna, prevede che nel 2020 il prodotto interno lordo elvetico scenderà dell'8,2% rispetto all'anno prima.

Si tratta della previsione più fosca finora avanzata dai principali istituti elvetici. Forti anche le conseguenze sull'impiego: la disoccupazione, che era del 2,3% nel 2019, salirà al 4,9% quest'anno e al 5,4% nel 2021.

Tutti gli indicatori dell'economia mondiale si sono deteriorati, scrivono gli esperti romandi in un comunicato odierno. L'evoluzione positiva registrata a fine 2019 è stata annientata dall'epidemia di coronavirus, che ha provocato quasi l'arresto dell'economia nella Confederazione, come peraltro nella gran parte degli altri paesi.

Se il 2020 sarà molto negativo, il 2021 si presenta di rimbalzo, con una variazione del Pil che il Créa stima del 3,2%: può sembrare tanto, osserva l'istituto, ma sarà ancorato su un effetto base e soprattutto risulterà largamente insufficiente per riportare la produzione a livelli pre-crisi. Anche considerando che a partire dal 2022 sarà possibile mantenere la progressione del 2021, serviranno 5-6 anni per recuperare il terreno perduto, mettono in guardia gli specialisti losannesi.

Il Créa vede più nero di qualunque altro istituto riguardo all'evoluzione del Pil 2020. Finora le previsioni più negative erano state quelle della Segreteria di stato dell'economia (Seco), che scommette su -6,7%, e del Centro di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo (KOF), che punta su -5,5%.

Il crollo delle attività economiche di questi mesi avrà un inevitabile effetto sul mercato del lavoro. La popolazione attiva diminuirà nel 2020, per poi recuperare solo leggermente nel 2021. La ripresa non favorirà l'aumento dell'occupazione e probabilmente le aziende rimarranno molto restie ad assumere lavoratori.

Nonostante una solo lieve progressione dei salari nominali, la più bassa dai primi anni '80, le retribuzioni reali dovrebbero per contro aumentare, grazie al calo generale del livello dei prezzi. I tassi di interesse a breve e lungo termine rimarranno negativi.

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