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Brady Dougan ha ripetuto oggi in un'intervista al "Sonntagsblick" di non aver tollerato alcuna transazione fiscale illegale all'interno del Credit Suisse. L'americano, CEO della seconda banca elvetica, ha espresso frustrazione per non essere preso in parola.

"Sinceramente, io sono frustrato da questa situazione", osserva Dougan. "L'indagine è durata tre anni e mezzo. Tutto è ora noto. Numerosi avvocati hanno analizzato la questione, così come le autorità", ricorda l'americano.

Il Credit Suisse ha regole e istruzioni chiare circa lo svolgimento delle attività transfrontaliere. "Purtroppo, abbiamo scoperto troppo tardi che ci sono persone che hanno violato queste istruzioni", ha proseguito Dougan.

L'americano ha anche detto di non aver parlato di clienti americani della banca con il suo predecessore, il tedesco Oswald Gruebel. "Ho continuato la politica fino a quel momento perseguita. Non ho mai tollerato niente di illegale. Mai. In ogni occasione ho insisto per affermare: dobbiamo rispettare le leggi", ha puntualizzato Dougan.

Lunedì scorso il Credit Suisse si è dichiarato colpevole di aver cospirato per aiutare facoltosi clienti americani ad evadere le imposte e ha accettato di pagare in tutto circa 2,815 miliardi di dollari (2,5 miliardi di franchi) per chiudere la vertenza avviata dal Dipartimento di giustizia degli USA.

SDA-ATS