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La forte attività registrata sui mercati finanziari permette a Credit Suisse di ottenere il miglior risultato trimestrale da due anni a questa parte: nei primi tre mesi del 2015 la seconda banca svizzera ha realizzato un utile di 1,05 miliardi di franchi (+23%).

I ricavi sono saliti del 3% a 6,67 miliardi.

I dati pubblicati oggi sono in linea con le attese e gli analisti parlano di un bilancio solido per il presidente della direzione Brady Dougan, in procinto di lasciare il ponte di comando - a fine giugno - al manager assicurativo Tidjane Thiam.

Ciò nonostante la borsa non ha apprezzato: partito in rialzo, il titolo Credit Suisse ha poi virato nettamente in negativo e in mattinata perdeva circa il 3%. A detta degli operatori la delusione è costituita dal fatto che la banca non ha sorpreso in positivo, come invece hanno fatto altre società del ramo. Un risultato buono ma non eccezionale insomma, che ha spinto diversi investitori a realizzare i guadagni: da metà febbraio il corso dell'azione è infatti salito del 38%.

Analizzando le cifre odierne spicca l'utile ante imposte dell'investment banking, che è stato di 945 milioni di franchi, in crescita del 14% rispetto al già buon risultato di un anno fa. I proventi si sono attestati a 3,58 miliardi (+5%). Già altri grandi istituti come Goldman Sachs e JP Morgan hanno presentato ottime cifre nel comparto.

Gli istituti possono ringraziare soprattutto le banche centrali: il terremoto provocato dalla fine del cambio minimo in Svizzera, il programma di acquisto di titoli praticati dalla Banca centrale europea e le indicazioni su un prossimo rialzo dei tassi negli Usa portano un gran movimento sul mercato, spingendo maggiormente gli investitori a commerciare in azioni, obbligazioni e valute. Una volatilità che le banche trasformano in denaro sonante.

È per contro in calo il risultato prima delle imposte della divisione Private Banking e Wealth Management, sceso del 18% a 834 milioni. L'intero segmento ha registrato afflussi di denaro fresco per 17 miliardi di franchi, grazie all'apporto delle principali regioni di crescita. I ricavi si sono attestati a 2,97 miliardi (-8%).

La banca ha inoltre fatto progressi per rafforzare la sua base di capitale. Sul fronte dei costi, dal 2011, anno in cui è stato avviato il programma di riduzione della spesa, sino al primo trimestre 2015 Credit Suisse ha realizzato risparmi pari a circa 3,6 miliardi. Entro la fine dell'anno si arriverà a una cifra compresa fra 4,0 e 4,25 miliardi.

"Abbiamo chiuso un altro trimestre caratterizzato da una performance solida e costante", ha dichiarato Dougan, citato in un comunicato. "Wealth Management Clients ha generato un risultato particolarmente robusto, con un miglioramento dei margini, una maggiore redditività e una buona raccolta netta di nuovi capitali".

Nel comparto"ben diversificato" dell'investment banking - ha proseguito il CEO - sono stati messi a segno "risultati significativi" nell'ambito delle attività strategiche, registrando un rendimento del capitale regolamentare del 19%, nonostante l'ulteriore "notevole riduzione" dei rischi.

Riguardo al rafforzamento del franco, Dougan ha parlato di una risposta rapida e attiva, che ha permesso alla banca di attenuare gli effetti penalizzanti sui risultati. Il CEO ha anche assicurato che la dinamica positiva, a giudicare dall'andamento finora osservato, proseguirà anche nel secondo trimestre.

Gli investitori guardano però già più in là, al nuovo regno che sarà instaurato da Thiam. Le aspettative sono elevate, come mostrano i fuochi d'artificio vissuti in borsa da Credit Suisse dopo la sua nomina. Il manager nato in Costa d'Avorio e cresciuto in Francia potrebbe dare un orientamento diverso al gruppo: c'è chi spera che vengano ridotte le attività di investment banking, mentre altri vedrebbero di buon occhio una maggiore offensiva in Asia.

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SDA-ATS