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Criminalità su web: malgrado aumento, Svizzera più sicura

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 aprile 2011 - 18:22
(Keystone-ATS)

Malgrado l'aumento della cibercriminalità nel mondo, la Svizzera è ritenuta più sicura in tale campo. Lo indica una rapporto stilato dalla società americana Symantec, specializzata nella realizzazione di sistemi di protezione, precisando che la Confederazione si piazza al 43esimo posto nella classifica delle attività perniciose, contro il 35esimo rango del 2009. In cima alla graduatoria dei paesi più colpiti figurano gli Stati Uniti, seguiti dalla Cina.

Una spiegazione sul cambiamento della posizione della Svizzera è data dall'intensificazione dei reati online in altri paesi, ad esempio in Olanda e Corea del Sud. D'altro canto i siti internet elvetici sono maggiormente attenti nella lotta alla cibercriminalità, in particolare nei confronti dei cosiddetti "bots", ossia programmi che si inseriscono nei computer a insaputa dell'utente e che sul web si uniscono formando una rete. Grazie a tali costruzioni chi lancia un attacco può manipolare il computer e ottenere automaticamente informazioni.

Lo scorso anno le attività criminali online sono aumentate notevolmente, ma il tasso di crescita è stato inferiore rispetto al 2009. In tale anno il numero dei nuovi programmi informatici malevoli era raddoppiato a 240 milioni, per passare a 286 milioni nel 2010, per un totale di 3 miliardi di attacchi.

Le incursioni online diventano sempre più mirate. Abbandonano progressivamente gli spam come vettori, per rivolgersi alle reti sociali e ai telefoni cellulari. "Al centro dell'interesse vi sono categorie precise con l'obiettivo di sottrarre qualsiasi tipo di informazione che possa avere un certo valore", ha riassunto Laurent Heslaut, direttore europeo delle tecnologie presso Symantec.

Esempio tipico di tale evoluzione è la diminuzione degli spam. Nell'agosto 2010 gli spam inviati quotidianamente erano stimati a 250 miliardi, contro 20-30 miliardi attualmente, ha detto Heslaut all'agenzia AFP.

"In passato si inviava un virus nell'intero globo. Ora vi sono 'fabbriche' che moltiplicano le varianti e forniscono un programma informatico dannoso unico per ciascun computer", ha aggiunto lo specialista.

Le attività criminali si rivolgono sempre più verso le reti sociali, nuovo vettore di propagazione. Gli utenti sono bombardati di link che invitano l'internauta sprovveduto verso siti infettati, ha osservato Heslaut.

Il rapporto riferisce anche di una recrudescenza (+42%) degli attacchi diretti ai telefoni cellulari. In numerosi casi i cibercriminali hanno infestato i telefonini introducendo un programma malevolo in applicazioni esistenti legittime, sottolinea Symantec.

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