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Crimini internazionali: Amnesty e ong, Svizzera non fa abbastanza

La Svizzera è restia a portare davanti alla giustizia persone che hanno commesso gravi crimini puniti a livello internazionale e perseguibili anche nella Confederazione.

È la costatazione fatta oggi da Amnesty International e dall'organizzazione TRIAL (Track Impunity Always), come anche dall'ex procuratore ticinese Dick Marty.

"La lotta contro l'impunità è essenziale per prevenire le violazioni dei diritti umani, ma senza volontà politica, i dittatori non saranno mai giudicati", ha affermato in occasione di una conferenza stampa a Ginevra la direttrice generale della sezione svizzera di Amnesty International Manon Schick.

"Il principio della lotta contro l'impunità è condiviso da tutti, tuttavia la storia recente è fatta di compromessi e rinunce. Non solo i paesi 'cattivi' ma anche le democrazie abusano della ragione di Stato o del segreto di Stato per chiudere gli occhi", ha costatato l'ex procuratore ticinese Dick Marty. "La lotta contro la criminalità internazionale è persa se ad essa non verranno assegnati maggiori mezzi", ha detto.

Per superare l'inerzia delle autorità, Amnesty e TRIAL hanno pubblicato un manuale di 188 pagine sulla "lotta contro l'impunità nel diritto svizzero: la competenza universale e i crimini internazionali". Dick Marty ha dichiarato di sperare che quest'opera aiuti a fornire il necessario arsenale giuridico alla società civile e alle vittime.

"Il Consiglio federale non perde occasione di parlare in favore dei diritti umani, ma se per perseguire gli autori di crimini interazionali è previsto solo metà posto di lavoro il tutto risulta assolutamente ridicolo", ha affermato Marty.

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