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WASHINGTON - L'economia americana rallenta più del previsto, lasciando sempre più incerte le prospettive di ripresa. E dalle analisi del Fondo monetario internazionale (Fmi) emerge che per gli Usa sono necessarie ulteriori misure di stimolo per aiutare la crescita, mentre il sistema finanziario americano rimane fragile e, a fronte di un peggioramento dello scenario, le banche potrebbero aver bisogno di altri capitali freschi fino a 76 miliardi di dollari.
Ma il presidente, Barack Obama, vede il lato positivo delle cose: "eravamo in una profonda recessione quando ho assunto l'incarico, ora l'economia è tornata a crescere" ormai da un anno a questa parte e, sottolinea, "dobbiamo impegnarci per migliorare ancora e aumentare l'occupazione".
La prima lettura del Pil americano del secondo trimestre ha rivelato una crescita del 2,4%, in frenata rispetto al +3,7% dei primi tre mesi dell'anno, come emerso dalla revisione annunciata oggi dal Dipartimento del Commercio (+2,7% la precedente stima). Il ritmo del Pil resta dunque ancora troppo debole perché si possa creare nuova occupazione e far ripartire i consumi che incidono per il 70% sull'economia a stelle e strisce.
L'onda lunga della recessione continuerà a farsi sentire. Anzi, dalle revisioni apportate oggi dal Dipartimento del Commercio è emerso che la crisi americana è stata più pesante di quanto calcolato finora. Nel periodo che va dal quarto trimestre 2007 al secondo trimestre 2009, la contrazione dell'economia è stata del 4,1% e non del 3,7% come ritenuto fino a oggi.
Nel 2009, poi, la contrazione dell'economia è stata del 2,6% (-2,4% la precedente stima) evidenziando il peggior calo dal 1946. E i consumi hanno segnato un ribasso dell'1,2% (doppio rispetto a quanto comunicato in precedenza) come non accadeva dal 1942.
In un rapporto dell'Fmi pubblicato oggi si mette poi in evidenza come la ripresa dell'economia americana sia dipendente da politiche di stimolo e come "un'ulteriore deciso intervento sia necessario per una crescita stabile nel medio termine" anche per "limitare rischi di contagio dall'estero". E lo stress test del Fmi sulle banche Usa mostra un sistema finanziario "stabile", ma ancora "vulnerabile" a possibili nuove perdite.

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SDA-ATS