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BRUXELLES - La stabilità dell'euro è stata salvaguardata, ma le difficoltà incontrate nel raggiungere l'intesa sul piano di aiuti alla Grecia sono un chiaro sintomo dei problemi che restano irrisolti all'interno dell'Unione. Questa la valutazione prevalente a Bruxelles sull'accordo sottoscritto dall'Eurogruppo.
Al presidente francese Nicolas Sarkozy, si osserva a Bruxelles, va il merito di essere riuscito a evitare il peggio convincendo la cancelliera Angela Merkel ad assumere una posizione meno intransigente. Tuttavia, il ruolo dominante svolto dall'asse Parigi-Berlino ha alimentato malumori tra gli altri partner dell'Eurogruppo, che vedono consolidarsi sempre più un 'direttorio' a due alla guida dell'Eurogruppo.
Ed anche a Londra, che essendo fuori dall'Eurozona in questa partita ha giocato un ruolo decisamente marginale, non si nasconde un certo fastidio. Tanto che il premier Gordon Brown, pur esprimendo soddisfazione per l'intesa raggiunta, ha sottolineato che la Gran Bretagna non contribuirà al finanziamento del piano per la Grecia.
La crisi è come un videogame, dice il ministro italiano dell'economia Giulio Tremonti: "Il primo mostro l'hai vinto, sei là che ti rilassi e arriva un altro mostro". Un riferimento anche alla Grecia, quello del ministro dell'Economia, che giudica "una cosa giusta e saggia" l'intesa sul piano di sostegno: "Alla fine è andata bene", dice. Quanto costerà all'Italia? La risposta è un no comment, scherzando: "Non rispondo né in dracme né in euro".
Dopo aver superato lo scoglio del caso Grecia, l'Eurogruppo e l'Ue devono ora affrontare nuove, incalzanti sfide. A cominciare da quella legata alla costituzione di un 'governo' comune dell'economia. Argomento tanto caro alla Francia ma al quale Gran Bretagna, Olanda, Svezia, Polonia e Irlanda guardano con forte diffidenza. E sul quale continuano a esserci "intense discussioni", ha detto Merkel.
L'Eurogruppo dovrà anche approfondire nei prossimi mesi gli strumenti per rafforzare la vigilanza e la prevenzione dei rischi economici e di bilancio, nonché definire ulteriormente la strategia 2020 per stimolare la crescita e l'occupazione.
Ma anche su quest'ultimo fronte, le divisioni non mancano. Tanto che oggi i 27 leader europei hanno trovato un'intesa solo su tre dei cinque obiettivi indicati nella strategia, rinviando al vertice di giugno quelli relativi alla lotta alla povertà e all'innalzamento del grado di istruzione dei giovani.

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SDA-ATS