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Crisi: Spagna preme per aiuti emergenza; UE, no richieste

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 agosto 2012 - 20:32
(Keystone-ATS)

Resta alta la pressione sull'eurozona, che ha incassato una nuova batosta da Standard&Poor's: l'agenzia di rating ha rivisto le prospettive per la Grecia da stabili a negative, e ha l'intenzione di tagliare la valutazione di alcune banche spagnole, tra cui Banco Popular e Bankia.

Tra l'incudine della condizionalità Ue e il martello dei mercati, Madrid si è quindi messa a spingere per accedere ai 30 miliardi di euro di aiuti d'emergenza messi da parte dall'eurozona per il suo settore bancario in difficoltà. E le voci di un imminente salvataggio hanno fatto volare in borsa proprio il titolo di Bankia, schizzato a +13% in un mercato negativo.

A Bruxelles, però, non è pervenuta finora nessuna richiesta formale di attivazione di questi aiuti che, prima di essere versati, dovranno ricevere l'approvazione da parte di Commissione Ue e Bce, più i paesi dell'eurozona. I tempi stimati per l'operazione, che - ha sottolineato un portavoce della Commissione - dovrà comunque fare seguito a una "richiesta fondata e quantificata" della Banca centrale spagnola, sarebbero di "massimo una o due settimane".

Le modalità, gli istituti beneficiari e l'ammontare esatto del prestito d'urgenza (massimo 30 miliardi sui 100 già stanziati dall'Eurogruppo, la cui prima tranche ufficiale è attesa a ottobre dopo i risultati degli stress test) dipenderanno dai termini della richiesta del governo spagnolo.

Sul fronte greco, la situazione si è ancora increspata. Dopo le pressioni del Fmi per tagliare ulteriormente il debito greco, S&P ha emesso previsioni tutt'altro che rassicuranti: Atene potrebbe aver bisogno di ulteriori aiuti per il 2012 e, secondo le stime dell'agenzia di rating, il debito greco raggiungerà il 170% nel 2013 con un Pil in calo del 10-11% nel 2012-2013, rispetto al 4-5% previsto da Ue e Fmi.

Bruxelles mantiene quindi alto il pressing sulla Grecia. La troika resterà infatti tutto settembre ad Atene con l'obiettivo di finalizzare le misure pari a 11,5 miliardi di tagli, di cui mancano all'appello 4.

L'intenzione è quella di presentare un "solido" pacchetto complessivo all'Eurogruppo in programma l'8 ottobre. "L'intenzione politica", assicurano a Bruxelles, è lavorare per mantenere la Grecia dentro l'euro. In questo senso andrebbero quindi interpretate le parole del presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, che ieri aveva definito l'uscita di Atene dalla moneta unica "gestibile" ma "non auspicabile".

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