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In una lettera inviata a tutte le ambasciate arabe in Italia e in Vaticano, il rappresentante a Roma della chiesa melchita cristiana chiede alle autorità politiche, militari e religiose musulmane e agli organismi internazionali di impegnarsi per fermare "l'efferato estremismo islamico" e la "feroce pulizia etnico-religiosa" del Califfato stabilitosi a cavallo tra Siria e Iraq.

È "sconvolgente" - scrive padre Mtanious Hadad - il "silenzio delle istituzioni laiche e religiose nazionali e internazionali che ha accompagnato la gestazione, il sorgere e le pratiche crudeli, a dir poco medioevali o quasi preistoriche praticate all'interno di un Califfato illegittimo", di cui nessuno ha impedito la nascita in Siria e in Iraq. È "un'offesa al genere umano, alla religione islamica e alla sua intelligenza", aggiunge Hadad.

"Non è più tollerabile la profanazione di Chiese, le esecuzioni capitali a motivo della fede cristiana, le ingiuriose e sconvolgenti crocefissioni e gli strazi su corpi esanimi di cristiani già martoriati", si legge nella lettera della Chiesa melchita.

"Chiediamo a gran voce ai governanti di tutto il mondo e in particolare a quelli del Medio Oriente - prosegue padre Hadad - di impedire le inammissibili e vergognose estorsioni di denaro fatte passare sotto il nome della riesumata tassa "jizia"".

"Quali altri limiti - domanda il rappresentante melchita - dovranno essere oltrepassati affinché la diplomazia internazionale si mobiliti per ristabilire il rispetto dell'essere umano e l'ordine civile in questo mondo in cui è reato abbandonare gli animali ma non sembra esserlo istituire un califfato a cavallo di due Stati sovrani o mettere in atto un'anacronistica pulizia etnico-religiosa?", scrive Hadad.

I melchiti, cristiani di rito bizantino ricongiunti con Roma, sono una delle chiese più diffuse in Siria e in Iraq.

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SDA-ATS