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CS: mercato immobiliare non andrà in crisi per coronavirus

Una volta che l'epidemia decrescerà il mercato delle abitazioni di proprietà dovrebbe riprendersi abbastanza in fretta, ritengono gli economisti de Credit Suisse. Keystone/GAETAN BALLY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 24 marzo 2020 - 13:00
(Keystone-ATS)

Secondo il Credit Suisse il mercato immobiliare svizzero non dovrebbe crollare a causa del coronavirus, ma non ne uscirà nemmeno indenne.

I timori di una crisi immobiliare imminente non sono giustificati, afferma la grande banca nel suo ultimo rapporto "Monitor Svizzera" pubblicato oggi. Soprattutto il segmento residenziale rappresenta infatti una stabile ancora.

Grazie agli aiuti d'emergenza decisi dal Consiglio federale le perdite di guadagno delle economie domestiche svizzere dovrebbero essere notevolmente ridotte, scrivono gli economisti del Credit Suisse. Non bisogna quindi attendersi un'importante perdita di rate ipotecarie e pertanto nemmeno un moltiplicarsi di vendite forzate.

Per chi sogna la proprietà immobiliare gli esperti avvertono che non dovrebbe verificarsi un calo dei prezzi a causa della crisi del coronavirus. Ciò perché i bassi tassi d'interesse sostengono i prezzi delle abitazioni e al contempo l'attività edilizia diminuisce, riducendo l'offerta.

La crisi avrà comunque degli effetti sul mercato immobiliare: a soffrire maggiormente dovrebbero essere i promotori di abitazioni di proprietà nuove, ritengono gli esperti del Credit Suisse. Difatti, se la situazione dovesse perdurare oltre il previsto, la vendita di nuove unità abitative rallenterà notevolmente e condurrà a problemi di liquidità per i promotori.

Una volta che l'epidemia decrescerà il mercato delle abitazioni di proprietà dovrebbe però riprendersi abbastanza in fretta, ad eccezione del segmento del lusso, considerando che la forte correzione sui mercati dei capitali non dovrebbe essere compensata tanto rapidamente.

In cambio i prezzi degli appartamenti offerti in locazione dovrebbero scendere quest'anno dell'1,5-2%, in quanto l'incertezza economica pesa sulla domanda e l'immigrazione diminuisce con le frontiere chiuse. Ciò accresce anche il numero delle abitazioni sfitte.

Saranno invece maggiori i contraccolpi per gli spazi commerciali: soprattutto nel commercio al dettaglio stazionario e nel ramo alberghiero gli economisti della grande banca si attendono una serie di insolvenze, chiusure e rimpicciolimenti. Entrambi i settori sono già indeboliti da cambiamenti strutturali.

Recessione inevitabile

Nel "Monitor Svizzera" gli economisti del Credit Suisse reiterano le nuove stime congiunturali pubblicate mercoledì scorso: per il 2020 si attendono una variazione annua del prodotto interno lordo (PIL) del -0,5%, contro il +1,0% ipotizzato a inizio mese. Ciò partendo dal presupposto che la situazione straordinaria duri solo fino a metà maggio e poi migliori progressivamente. In tal caso la crescita accelererebbe fortemente verso la fine dell'anno. Per il 2021 è atteso un +2,0%. Ma se l'epidemia dovesse persistere le conseguenze sarebbero più gravi, ribadiscono gli esperti.

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