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CSt: "imprese responsabili", approvato controprogetto "light"

Secondo la consigliera federale Karin Keller-Sutter, sarebbe stato rischioso sottoporre al popolo soltanto l'iniziativa KEYSTONE/PETER SCHNEIDER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 09 giugno 2020 - 09:24
(Keystone-ATS)

All'iniziativa popolare "per imprese responsabili" sarà opposto un controprogetto "light". Dopo il Nazionale ieri, oggi anche il Consiglio degli Stati ha accolto - con 28 voti a 14 e 2 astenuti - la proposta della conferenza di conciliazione.

Per la Camera dei cantoni si è trattato di una mera formalità visto che è stata la sua controproposta, più blanda rispetto a quella del popolo, a prevalere. Il dossier è così pronto per le votazioni finali.

L'iniziativa, la cui raccomandazione di voto negativa era già stata approvata da entrambe le Camere, chiede alle imprese con sede in Svizzera di rispettare anche all'estero i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Le società potranno inoltre essere chiamate a rispondere anche per gli atti delle aziende che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.

Per combattere questa modifica costituzionale, il Parlamento ha deciso di opporle un controprogetto. Due le opzioni sul tavolo: una che riprendeva le principali rivendicazioni degli iniziativisti, sostenuta in un primo tempo dal Nazionale, e una "light" proposta dagli Stati, che non istituisce obblighi più estesi di quelli previsti a livello internazionale, in particolare vigenti in seno all'Ue.

Venerdì la conferenza di conciliazione aveva optato per la versione degli Stati e ieri il Consiglio nazionale l'ha approvata, seppur di misura, con 99 voti contro 91 e 6 astenuti. Decisivo è stato il sostegno di parte del gruppo UDC, che nonostante fosse contrario al controprogetto non ha voluto che l'iniziativa fosse presentata da sola davanti a popolo e cantoni.

Spiegando le ragioni che hanno portato la conferenza di conciliazione ad approvare il controprogetto della Camera dei cantoni, Beat Rieder (PPD/VS), a nome della commissione, ha spiegato che non si è voluto proporre un disegno (ossia la proposta iniziale del Nazionale) che corrispondesse a una legge d'applicazione dell'iniziativa.

Con la controproposta dei "senatori" la Svizzera è posta allo stesso livello degli altri Stati europei, ha aggiunto il vallesano. Se a prevalere fosse stato il controprogetto del Nazionale, la Confederazione sarebbe stata l'unico Paese ad avere disposizioni così severe. Il rischio è che le multinazionali che hanno la sede in Svizzera si spostino all'estero.

La sinistra ha invece mostrato tutto il suo disappunto per la decisione della conferenza di conciliazione di sostenere la proposta degli Stati. "Questo controprogetto si fa complice di violazioni dei diritti umani", ha deplorato Lisa Mazzone (Verdi/GE). A suo avviso, il cuore dell'iniziativa, il senso di responsabilità delle imprese, è stato completamente cancellato dal progetto.

Il controprogetto, approvato ieri dal Nazionale e oggi dagli Stati, chiede semplicemente alle multinazionali di riferire ogni anno sulla loro politica in materia di diritti umani e contempla anche doveri di "diligenza" in materia di lavoro minorile ed estrazione di materie prime.

Dal canto suo, il controprogetto iniziale del Nazionale riprendeva i principali elementi dell'iniziativa ma ne limitava l'applicazione alle società più grandi e circoscriveva la loro responsabilità civile alle loro filiali controllate direttamente.

Ostile in un primo tempo a ogni controprogetto, anche il governo ha cambiato idea. La ministra di giustizia e polizia Karin Keller-Sutter ha dichiarato ai "senatori" che sarebbe rischioso sottoporre soltanto l'iniziativa al popolo. Secondo un sondaggio dell'Istituto Link pubblicato a fine maggio dai giornali del gruppo Tamedia, il 78% degli Svizzeri sarebbero favorevoli al testo.

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